Pitti Filati al via con 136 marchi, 19 Paesi esteri

Fortezza da Basso Firenze accoglie novità delle collezioni

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Al via dal 22 gennaio Pitti Filati 86: alla Fortezza da Basso di Firenze saranno 136 i marchi in mostra, di cui 19 provenienti dall'estero (Australia, Cina, Germania, Giappone, Mauritius, Perù, Regno Unito, Hong Kong, Romania, Svizzera e Turchia). La manifestazione, fino al 24 gennaio, propone l'anteprima mondiale primavera/estate 2021 delle collezioni di filati per maglieria, con un allestimento ispirato al tema delle bandiere, come per gli altri saloni di Pitti, Uomo e Bimbo, appena conclusi.
    'Yarns United' è il titolo del nuovo Spazio ricerca, in linea con il tema generale: come in un vero e proprio laboratorio di creatività, si osserverà il tema bandiera da sei angolazioni diverse. La customizzazione applicata al mondo del lusso è al centro di CustomEasy, progetto alla terza edizione che mostra una collezione unica di maglieria, frutto di una integrazione di filiera. Cresce l'area dedicata alla sostenibilità e alle sue molteplici sfaccettature, e torna il concorso Feel The Yarn.
   

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Miu Miu rilegge il mito della colonia d'artiste

Scenario Casa Corbero vicino Barcellona. Nel cast Bella Hadid

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Una colonia di artisti, tutta al femminile le cui storie si svolgono in uno spazio tentacolare, labirintico: parte scenografia, parte installazione, parte galleria, parte dimora, in cui si muove una squadra di supermodelle capeggiate d Bella Hadid, è lo scenario della nuova campagna di Miu Miu per la primavera estate. ll mito della colonia di artisti rivive nella Casa Corberó costruita dall'artista catalano Xavier Corberó a Esplugues, nelle immediate vicinanze di Barcellona. La sua "casa sublim" si contraddistingue per le linee sofisticate che rivelano severità, disciplina e funzionalità. Queste caratteristiche si riflettono nella stessa collezione di Miu Miu, dove la creatività si esprime con chiazze di colore pitturate a mano, con bottoni "sbagliati", con applicazioni di rouches e increspature a collage, contrapponendosi alla forma disciplinata, la silhouette severa e la funzionalità presenti negli esempi di uniforme e abbigliamento da lavoro, temi a cui Miuccia Prada ritorna ancora una volta.
    I punti di vista fotografici di Liz Collins e Lynette Garland formano un collage con i video e i fotogrammi di Call This Number (Steve Mackey & Douglas Hart) e Robbie Mailer-Howatt. La campagna ritrae un cast di Miu Miu girls composto da Bella Hadid appunto, Tomiwa Adeshina, Pia Ekman, Bo Gebruers, Tang He, Léa Julian, Jordan Leftwich, Lila Moss, Patrycja Piekarska, Alexis Sundman, Xiao Wen Ju e Kaila Wyatt. 
   

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Harry vola in Canada, comincia la nuova vita con Meghan e Archie

Daily Mail parla di una produzione tv che attende la coppia, "Duke and Duchess of Netflix?"

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Chiudi LA NUOVA VITA DI HARRY E MEGHAN (ANSA) LA NUOVA VITA DI HARRY E MEGHAN

    Il principe Harry ha lasciato il Regno Unito nel tardo pomeriggio di lunedì 21 gennaio, secondo diversi media britannici, per volare in Canada, e raggiungere così sua moglie Meghan e suo figlio Archie, che non ha più visto dal giorno dell'annuncio del suo ritiro della famiglia reale. Il principe, sesto in successione al trono, avrebbe preso un volo alle 17.30 dall' aeroporto di Heathrow e dovrebbe raggiungere sua moglie e suo figlio che si trovano sull'isola di Vancouver. Comincia la nuova vita di Harry, Meghan e Archie, duchi di Sussex e non più altezze reali.
-Leggi Harry e Meghan non più altezze reali. Punto per punto l'accordo con la Regina.
Rimangono numerose domande riguardo alla nuova vita del principe che con "grande tristezza", si ritrova molto più distante dalla monarchia britannica con sua moglie Meghan di quanto gli sarebbe piaciuto. Come faranno con i soldi? Chi pagherà per la sicurezza della coppia le cui spese in teoria vivendo in Canada dovrebbero riguardare il governo locale. Quali collegamenti manterrà la coppia con la famiglia reale britannica? La regina Elisabetta II ha annunciato sabato, meno di dieci giorni dopo l'annuncio dello shock della "Megxit", un accordo che consente a suo nipote di fare un passo indietro come voleva. Ma la retromarcia sarà più dura di quanto sperato, in quanto il duca e la duchessa del Sussex, che volevano mantenere un piede nella monarchia, non saranno più "membri attivi" della famiglia reale. Non saranno più in grado di rivendicare il loro titolo di altezza reale, anche se lo mantengono, né rappresenterannno ufficialmente il sovrano 93enne. Il principe Harry, 35 anni, rimane sesto nell'ordine di successione al trono, ma dovrà rinunciare alle sue funzioni militari, alle quali era legato. Parlando pubblicamente per la prima volta sulla crisi che ha causato nella monarchia britannica, domenica sera Harry ha ammesso di essere "molto triste": "Speravamo di continuare a servire la Regina, il Commonwealth e le mie associazioni militari, ma senza finanziamenti pubblici. Sfortunatamente, ciò non è stato possibile " ha detto a una cena di beneficenza a Londra. Il duca di Sussex ha lasciato il suo paese dopo una giornata intensa in doveri reali finali. Ha fatto un'apparizione a Londra, in occasione di un vertice dedicato agli investimenti britannici in Africa, dove ha incontrato in particolare il Primo Ministro Boris Johnson. Se il Daily Express si concentra sul dolore provato dal secondo figlio di Lady D, "devastato" dall'allontanamento, altri media parlano della nuova vita della coppia in Canada, che potrebbe cominciare una produzione televisiva, capitalizzando il suo status di celebrità e la carriera di attrice di Meghan Markle. "Duke and Duchess of Netflix?" si chiedeva il Daily Mail di lunedì. Il Guardian ha sottolineato che la corona sta perdendo i suoi membri di maggior successo per i giovani, il Daily Telegraph ha sottolineato il fatto che questo atto senza precedenti consente alla monarchia di "definire i suoi confini". "Forza potente". I tabloid, che accusarono la coppia di volere la loro torta e anche di mangiarla, hanno accolto il fatto che il duca e la duchessa non potranno più "rappresentare formalmente la regina". Il rapporto burrascoso della coppia con i giornali britannici, feroce con l'ex attrice americana, ha pesato sul loro desiderio di decollare. La coppia rinuncerà all'indennità reale e dovrà rimborsare alcune spese pubbliche di cui hanno beneficiato, in particolare i 2,4 milioni di sterline (2,8 milioni di euro) impiegati per rinnovare la loro residenza nel Regno Unito. "Questo è assolutamente senza precedenti" ha detto Sun Dickie Arbiter, ex segretario della stampa reale, osservando che "nessun membro della famiglia reale ha mai rimborsato i soldi", anche quelli che erano già stati privati ​​del loro status di altezza reale. Il Daily Telegraph afferma che di fronte al costo del radicale cambiamento di vita della coppia, il principe Carlo avrebbe sostenuto finanziariamente suo figlio per almeno un anno. Il padre di Meghan, Thomas Markle, in un'intervista con Channel 5, crede che così "distruggano" e "abbassino" la famiglia reale, che fanno un supermercato "con una corona". Prima del giovane principe, sua madre Lady Diana aveva anche perso lo status di altezza reale, ottenuta dal matrimonio, dopo aver divorziato da Charles nel 1996. La decisione di Elisabetta II segna quindi un punto di svolta nella storia di una delle più antiche istituzioni britanniche, con un nuovo funzionamento rafforzato attorno al ramo anziano. Il principe Carlo, erede al trono, aveva già espresso il suo desiderio di "riportare (la famiglia) a un nucleo di membri anziani che lavorano a tempo pieno".

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Il parka disegnato da 18 stilisti del popolo Inuit

90 capi Canada Goose, vendite a sostegno comunità attraverso ITK

Lifestyle Moda
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Canada Goose lancia una collezione artigianale di parka creata in collaborazione con 18 designers Inuit, l'antico popolo dell'Artico che risiede nel Canada del Nord. La collezione, nata per supportare Atigi, il progetto sociale per lo sviluppo di un programma d'impresa Inuit su larga scala, è stata creata proprio dai designer provenienti dall' Inuit Nunangat, patria di questa popolazione. Costituito nel 2019, il progetto Atigi celebra l' heritage dell'artigianalità Inuit che ha loro consentito loro di vivere nelle più difficoltose ed estreme condizioni climatiche. Costruito sul successo e l'impatto della collezione inaugurale, il progetto presenta 90 capi sartoriali creati da 18 designers Inuit che provengono da 12 differenti comunità della regione dell'Inuit Nunangat. In collaborazione con l'organizzazione Inuit Tapiriit Kanatami (ITK), Canada Goose ha commissionato a questo gruppo di abili designers la creazione di 5 giacche a testa che riflettessero il loro heritage, la cultura e le loro tradizioni artigianali. La collezione sottolinea la profonda tradizione sartoriale del Nord ed ogni designer ha plasmato i tessuti in qualcosa di funzionale. Dei ricavi delle vendite della Project Atigi collection beneficeranno le comunità Inuit canadesi attraverso l'organizzazione ITK che lavora con le quattro regioni che compongono l'Inuit Nunangat. Attraverso ITK i profitti dello scorso anno hanno supportato progetti educativi, occupazionali e di tutela culturale. La Project Atigi 2020 collection, che include modelli Uomo e Donna, sarà presentata in selezionati store Canada Goose attraverso il Nord America e l'Europa e saranno disponibili per gli ordini sul sito. 
   

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Giornata mondiale dell'abbraccio, toccasana contro ansia e stress

Il contatto emotivo rassicura e consola

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Dopo il Blue Monday, il lunedì più triste dell'anno, martedì 21 gennaio arriva la Giornata Mondiale dell'Abbraccio a risollevare il morale. E' ormai risaputo che gli abbracci fanno bene alla salute, a livello sia fisico che psichico: secondo i ricercatori dell’Università di Amsterdam, infatti, la Hug Therapy o terapia dell’abbraccio, aiuta a dominare ansie, depressione e stress, contribuendo inoltre a renderci mentalmente più forti e più felici. Istituita nel 1986 negli Stati Uniti, la Giornata Mondiale dell'Abbraccio è un'occasione per ritrovare il contatto emotivo e il piacere di un abbraccio, gesto che sempre più sta diventando inusuale, soprattutto nel mondo di oggi dominato dalla frenesia e dall'assenza di manifestazioni d'affetto. L'abbraccio rappresenta un conforto, una rassicurazione, una consolazione. Come si è visto recentemente su tutti i media, l'essere vivente è spontaneamente portato a cercare il contatto con l'altro: le immagini dei koala australiani abbracciati per affrontare un momento di grande paura e difficoltà sono ben impresse negli occhi di tutti. Questo il potere terapeutico di un abbraccio, da celebrare oggi come tutti i giorni.

Si possono abbracciare, come accade a Milano da Biancolatte Hugs, il regno della Hug Therapy a Milano, morbidi peluches, tra cui il grande Coniglio Bianco “Free Hugs”. "Il peluche rappresenta - spiega la Dott.ssa Marta Di Meo, psicologa e psicoterapeuta esperta in Hug Therapy - l'oggetto che ci riporta all'infanzia, quando non si avevano pensieri né preoccupazioni. L'abbraccio con il peluche va ad agire a livello ormonale abbassando il cortisolo, che è l'ormone dello stress, e consentendo al nostro corpo di rilasciare sostanze benefiche che agevolano la distensione muscolare e l'abbassamento del ritmo cardiaco; il corpo pertanto si rilassa e la mente è più tranquilla".

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Al lavoro su Sewelo, l'enorme diamante grezzo da 1758 carati

Lavorazione Vuitton con Lucara Diamond Corporation e Hb Company

Lifestyle Lusso
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La maison Louis Vuitton annuncia la sua partecipazione, assieme a Lucara Diamond Corporation e a Hb Company di Anversa, alla lavorazione di un diamante raro ed eccezionale, da 1758 carati, il secondo il più grande diamante grezzo mai trovato: Sewelo, che significa "scoperta rara" in lingua setswana. Il 19 aprile 2019 rimarrà un momento storico: il giorno in cui il monumentale diamante grezzo da 1758 carati, è venuto alla luce nella miniera di Karowe in Botswana al 100% di proprietà di Lucara Diamond Corpation. È il secondo diamante grezzo più grande mai scoperto e il più grande ad aver mai lasciato il Botswana. Grande circa come una pallina da tennis, che misura 83 mm x 62 mm x 46 mm, pesa 352 grammi, Sewelo è il secondo diamante allo stato grezzo più grande della storia, superato solo dal Cullinan, a 3106 carati, scoperto in Sudafrica nel 1905, e trasformato in storici diamanti che ora sono parte della British Crown Jewels e della collezione reale. Sewelo è anche il più eccezionale e grande diamante grezzo recuperato dall'avanguardistica miniera Karowe di Lucara in Botswana. Il diamante è rimasto intatto grazie al circuito high-tech XRT di Lucara, un processo di recupero avanzato che evita la rottura della roccia contenente la pietra preziosa. L'analisi iniziale di Sewelo caratterizza la pietra come "gemma di qualità" con "prevalenza di gemma bianca di alta qualità", mentre gli studi dettagliati sulla pietra, la sua composizione, qualità e potenziale continueranno per diversi mesi. Sewelo è spettacolare non solo per le sue incredibili dimensioni ma anche per le sue caratteristiche di forma, colore, formazione e composizione. Il cristallo grezzo è in gran parte coperto da uno strato molto sottile di carbonio nero, che custodisce al suo interno i segreti di 2 miliardi di anni. L'intera portata delle variazioni di colore e chiarezza della resa del diamante è ancora sconosciuta. (ANSA).
   

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Tony Ward, "Clerici al festival per lei abiti glam iperfemminili"

A Parigi con collezione Revive con pezzi vintage

Lifestyle Moda
Chiudi 'Parigi, sfilata Tony Ward - Antonella Clerici' (ANSA) 'Parigi, sfilata Tony Ward - Antonella Clerici'

Dal bianco puro al verde acqua e al giallo brillante: questa la palette colori della collezione Couture Primavera / Estate 2020 di Tony Ward, che ha sfilato alla Parigi Fashion Week. Si basa su linee infinite, su cerchi e diagrammi di Mandala, su forme fratturate e geometrie "morbide". Il titolo della collezione è 'Revive'. Alla sfilata c'era Antonella Clerici che Ward vestirà al festival di Sanremo. "Saranno abiti su misura per lei che è una persona bella, una donna molto autentica, che veste un glamour adatto alle sue forme. E' una carissima amica, ci conosciamo da anni e questa di Sanremo è una bella occasione per creare per lei". Gli abiti per il festival sono ispirati alla nuova collezione appena presentata a Parigi, una "couture con pezzi vintage, in cui la maggior parte dei tessuti e degli abiti viene riciclata e rivive in diversi modi". Il designer di origine libanese ha giocato con tagli avvolgenti che permettono alla sua musa di sentirsi sicura e con forme voluminose che simboleggiano la libertà

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Cinema: ai Sag Parasite è storia, straniero e 'miglior film'

Joaquin Phoenix e Renee Zellweger come ai Golden, miglior attori

Lifestyle Tempo Libero
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Parasite, il thriller coreano che ha vinto la Palma d'oro a Cannes, continua la sua marcia trionfale tra i premi dell'anno e dopo i Golden Globe e le ben sei nomination agli Oscar ha fatto la storia al 26/mo Screen Actors Guild Awards, i Sag diventando il primo film in lingua straniera a vincere il premio 'outstanding performance by a cast in a motion picture' (l'eccezionale performance di un cast), che è l'equivalente della categoria Oscar per miglior film.

Le piattaforme streaming protagoniste anche ai Sag: Netflix con la vittoria di "The Crown" best TV drama e Amazon per "The Marvelous Mrs. Maisel" best TV comedy. Gli attori che premiano gli attori hanno decretato le vittorie, in linea con i Golden Globes per Renee Zellweger ("Judy") e Joaquin Phoenix ("Joker") come attori protagonisti. Per la tv hanno vinto Peter Dinklage ("Il trono di Spade") e Jennifer Aniston ("The Morning Show") per la sezione drama. Phoebe Waller-Bridge ("Fleabag") e Tony Shalhoub ("The Marvelous Mrs. Maisel") nella categoria commedie.

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Harry rompe il silenzio: "Amo il Regno ma non avevamo altra scelta"

Il principe: "Ecco la mia verità"

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"Il Regno Unito è la mia casa e un luogo che amo. Questo non cambierà mai, ma io e Meghan non avevamo altra scelta": il principe Harry rompe il silenzio dopo giorni di fibrillazioni e l'annuncio della loro rinuncia al titolo di altezze reali. Lo ha fatto a Londra durante un evento di beneficenza per l'associazione Sentebale, fondata dallo stesso Harry e dal principe Seeiso del Lesotho nel 2006 in onore di Diana allo scopo di perpetuare il suo aiuto ai malati di Aids e Hiv. Lo riferisce Skynews. 

"Prima di iniziare - ha esordito il duca di Sussex parlando per la prima volta dopo che ieri Buckingham Palace ha accolto la decisione di rinunciare al titolo dettando le condizioni del loro nuovo status - devo dire che posso solo immaginare quello che potreste aver sentito o forse letto nelle ultime settimane. Per questo voglio che ascoltiate da me la verità, per quanto posso condividere. Non come un principe, un duca, ma come Harry, la stessa persona che molti di voi hanno visto crescere negli ultimi 35 anni, ma con una prospettiva più chiara". "Sono cresciuto sentendo il sostegno di molti di voi - ha detto rivolgendosi ai sostenitori dell'ente benefico - e vi ho guardato mentre accoglievate Meghan a braccia aperte vedendomi  trovare l'amore e la felicità che avevo sperato per tutta la vita. Alla fine, il secondo figlio di Diana si era fatto impalmare, evviva!. So anche che mi conoscete abbastanza bene da confidare nel fatto che la donna che ho scelto come moglie abbia i miei stessi valori. E' così, ed è la stessa donna di cui mi sono innamorato".

"Entrambi facciamo tutto il possibile per onorare la bandiera e svolgere i nostri ruoli per questo Paese con orgoglio. Dopo sposati, Meghan e io eravamo eccitati, fiduciosi ed eravamo qui per servire - ha proseguito - . Per tutte queste ragioni mi dà molta tristezza che siamo arrivati a questo punto. La decisione che ho preso per me e mia moglie di fare un passo indietro non è una decisione presa alla leggera. Ci sono stati molti mesi di discussioni, molti anni di battaglie. So che non avevo sempre ragione, ma al punto in cui eravamo, non c'era davvero altra opzione".

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Blue Monday, tristezza non ti temo. Ecco perché

Coltivare gratitudine e felicità, questi ed altri rimedi

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Una donna con aria malinconica foto iStock. (ANSA) Una donna con aria malinconica foto iStock.

Blue Monday, il terzo lunedì di gennaio, è il giorno più malinconico e triste dell’anno. Le sue origini risalgono ai primi anni 2000 per opera di Cliff Arnall, uno psicologo dell'Università di Cardiff, che lo ha teorizzato mischiando psicologia e matematica. Il Blue Monday è stato calcolato prendendo in considerazione una serie di variabili, tra cui il meteo, i sensi di colpa e, soprattutto, la difficoltà di riprendere la routine a pieno regime avendo alle spalle le vacanze di Natale e vedendo quelle estive lontanissime. Da qualche anno se ne parla molto: c'è chi consiglia come antidoto di fare il back up fotografico ai ricordi, chi lo combatte con i cibi del buonumore, chi va al lavoro con il cane.
Al di là della giornata è questo un periodo di malinconia, si parla infatti di Winter Blues perché siamo nel pieno dell'inverno, all'inizio di un nuovo anno e già con l'ansia di come andrà. Gli psichiatri parlano di disturbo affettivo stagionale (Sad) che riguarda quelle persone che hanno un serio cambiamento d'umore al cambiare delle stagioni, in particolare quella invernale. E allora facciamo i conti con questo stato d'animo che sbanda sul negativo e affrontiamolo. “La tristezza per ciascuno di noi ha un’accezione diversa. Le emozioni negative possono, infatti, scaturire da situazioni differenti, ma in ognuna di esse - se ben guidati - è possibile trovare un lato positivo per trasformarle in opportunità”, spiega Francesca Zampone, Life Coach e fondatrice dell’Accademia della Felicità, che con Wiko riflette sul tema.

Ecco alcuni spunti per combattere il mood Blue Monday / Winter Blues

1) La solitudine può essere una risorsa. Stare da soli vuol dire mettersi in ascolto di sé, delle proprie emozioni, del proprio mondo interiore. È un modo per poter riconoscere i propri bisogni e non cadere in una serie di dipendenze, soprattutto emotive: dal partner, dagli amici, da una figura di riferimento. Proprio per questo imparare a stare da soli è un passo importante verso la costruzione di un’autostima solida. “Riempite” i momenti di solitudine con quello che vi piace, ad esempio coltivando nuove passioni e dandovi “appuntamenti regolari” con voi stessi. È una chance preziosa per trascorrere un po’ di tempo in compagnia della persona più importante della vostra vita: voi stessi.
2) Riformulate i vostri buoni propositi. Se gli obiettivi fissati a inizio anno iniziano già a tentennare, provate a riformularli. Provate a dire non quello che volete fare (andare in palestra, dimagrire, imparare l’inglese ecc.) ma come vi volete sentire (in forma, competenti sul lavoro ecc.). Partendo dalle sensazioni che si vogliono provare, sarà più facile trovare il “modo giusto” per ottenerle. Gli obiettivi che riusciamo a raggiungere sono solo quelli che ci interessano veramente, non quelli ritenuti “socialmente accettabili”.
3) Coltivare “la gratitudine” per vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Quando siamo tristi tendiamo a concentrarci sulle nostre mancanze e non siamo obiettivi. Un esercizio semplice, ma molto efficace per apprezzare i lati positivi della vita è quello di provare a scrivere ogni sera da 3 a 5 motivi, piccoli o grandi, per cui vi sentite grati. Con questa nuova abitudine, a furia di scriverle vi renderete conto che nella vita ci sono già tante cose belle. 
4) La felicità è adesso! Scegliete di essere felici ora: i problemi e gli inconvenienti sono all’ordine del giorno perché essenzialmente la vita perfetta non esiste. Se continuate a ripetervi “sarò felice quando…” la felicità non arriverà mai. La felicità è una scelta e dovete scegliere se la volete perseguire a prescindere da tutte le variabili che vi circondano.

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Terra delle diseguaglianze: Paperoni sono più ricchi di 4,6 mld di persone

Rapporto Oxfam alla vigilia di Davos. Italia Paese bloccato, 1% ricchi possiede quanto 70% più poveri

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Chiudi Davos: Oxfam, Paperoni pi ricchi di 4,6mld di persone (ANSA) Davos: Oxfam, Paperoni pi ricchi di 4,6mld di persone

Una "terra delle diseguaglianze", in cui un'élite di 2.153 Paperoni mondiali è più ricca di 4,6 miliardi di persone, e in cui "la quota di ricchezza della metà più povera dell'umanità, circa 3,8 miliardi di persone, non sfiora nemmeno l'1%".

E' l'allarme sulla diseguaglianza globale che Oxfam lancia nel suo rapporto 'Time to Care' alla vigilia del World Economic Forum a Davos. Una situazione che tocca anche l'Italia, dove, a metà 2019, la quota di ricchezza in possesso dell'1% più ricco superava la quota del 70% più povero. Un "Paese bloccato", come lo disegna l'organizzazione non governativa, dove l'ascensore sociale è fermo: "ci vorrebbero - scrive Oxfam - cinque generazioni per i discendenti del 10% più povero per arrivare a percepire il reddito medio nazionale". E' così che "le diseguaglianze si perpetuano" da una generazione all'altra.

E' in questo scenario che Oxfam rinnova il suo appello: "solo politiche veramente mirate a combattere le disuguaglianze potranno correggere il divario enorme che c'è fra ricchi e poveri. Tuttavia, solo pochissimi governi sembrano avere l'intenzione di affrontare il tema", dice Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia.

Disuguaglianze che continuano a crescere, se della ricchezza globale creata in un anno il 58% è andato all'1% più ricco. Se i 2.153 miliardari della lista Forbes 2019 hanno in mano l'equivalente di ciò che ha il 60% della popolazione mondiale. Globalmente, il fenomeno è esacerbato dal gender gap: gli uomini, nel 2018, possedevano "il 50% di ricchezza in più rispetto a quella posseduta dalle donne", spesso ancora relegate all'accudimento di figli o familiari. In Italia, ancora nel 2018 la quota delle donne che non avevano mai lavorato, per prendersi cura dei figli, era pari all'11,1% (3,7% la media europea). E pesa l'abbandono scolastico, dove Oxfam lancia un ulteriore allarme: "nel confronto europeo, nel 2018, l'Italia si trovava in quart'ultima posizione" ponendosi accanto a Spagna, Malta e Romania per l'incidenza degli abbandoni scolastici che condizionano le opportunità di benessere.
   

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Oxfam, ricchezza uomini è 50% in più di quella delle donne

In Italia madri senza lavoro all'11,1% contro il 3,7% Ue

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Un mondo in cui il global gender wealth gap resta molto ampio, con gli uomini che, nel 2018, possedevano "il 50% di ricchezza in più rispetto a quella posseduta dalle donne". Sulle cui possibilità reddituali pesa notevolmente la necessità, per il 42% delle donne su scala globale, di occuparsi, gratuitamente, di figli e altri familiari: "il valore monetario annuale del lavoro di cura non retribuito svolto dalle donne nel mondo è stimato intorno a 10.800 miliardi di dollari, tre volte il valore del mercato globale dei beni e servizi tecnologici".

E' la fotografia sullo stato della diseguaglianza che Oxfam lancia alla vigilia del World Economic Forum a Davos. E l'allarme riguarda da vicino l'Italia, dove ancora nel 2018 la quota delle donne che non avevano mai lavorato, per prendersi cura dei figli, era pari all'11,1% (3,7% la media europea), con un tasso di occupazione delle madri fra i 25 e i 54 anni d'età al 57%, contro il 72,1% delle donne nella stessa fascia d'età senza figli. 
   

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Harry e Meghan non più altezze reali. Punto per punto l'accordo con la Regina

Trovato accordo, i duchi di Sussex non riceveranno più fondi pubblici

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Chiudi Harry e Meghan rinunciano ai titoli di altezze reali (ANSA) Harry e Meghan rinunciano ai titoli di altezze reali

Il prezzo della libertà, punto per punto, nell'accordo raggiunto fra i duchi di Sussex e Buckingham Palace. Harry e Meghan non saranno più 'membri attivi' della famiglia reale e per questo dovranno rinunciare all'utilizzo del titolo di altezze reali, nonchè a ricevere fondi pubblici. E si impegnano anche a restituire quei 2,4 milioni di sterline di denaro dei contribuenti utilizzati per ristrutturare Frogmore Cottage, che resterà comunque la loro residenza nel Regno Unito.
    Una questione di giorni e non settimane, si era detto, per trovare la quadra dopo che Harry e Meghan avevano manifestato il desiderio di fare un passo indietro rispetto ai loro impegni nell'ambito della famiglia reale. E così è stato: a pochi giorni dal 'summit di Sandringham' in cui la regina Elisabetta II aveva acconsentito a rispettare la volontà del nipote, la sovrana scrive un'altra pagina di storia del suo lungo regno e detta le regole del 'passo indietro' senza precedenti voluto dal più piccolo dei figli di Carlo e Diana.
Dopo "molti mesi di conversazioni e discussioni più recenti" la regina si è detta "lieta di aver trovato insieme una via costruttiva e di sostegno per mio nipote e la sua famiglia" recita un comunicato diffuso da Buckingham Palace che di fatto illustra la nuova vita dei duchi di Sussex, così come emerge adesso dopo il certosino lavoro affidato ad esperti e consiglieri di corte.
Quindi per ordine: la coppia "non utlizzerà più il titolo di altezze reali in quanto non sono più membri attivi della famiglia reale", si legge, ma resteranno i Duchi di Sussex. "Non riceveranno più fondi pubblici per impegni reali" e "non rappresenteranno più formalmente la regina".
    Sono i punti principali del 'nuovo corso' in vigore a partire dalla prossima primavera. Ma nel comunicato c'è anche - e di nuovo - quel tocco personale che Elisabetta II sembra aver voluto riservare a questa vicenda e, forse, a un nipote per cui ha da sempre avuto un debole. "Harry, Meghan e Archie saranno sempre amati membri della mia famiglia - si legge - Riconosco le difficoltà cui hanno dovuto far fronte a causa della pressione negli ultimi due anni e sostengo il loro desiderio per una vita più indipendente".
Poi un pensiero anche per Meghan: "Voglio ringraziarli per tutto il loro lavoro zelante nel Paese, nel Commmonwealth e oltre. Sono particolarmente orgogliosa di come Meghan sia diventata così velocemente parte della famiglia".
    Quindi l'augurio per il futuro: "E' nelle speranze di tutta la mia famiglia che l'accordo di oggi consenta loro di costruire una felice e pacifica nuova vita".
   

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Lo shopping 2020 sarà ultra personalizzato

Dopo Alexa anche il sushi è digitalizzato. Ma c'è anche trend "off" per uscire dal digitale

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Chiudi Sushi Singularity, ideato dai designer. Report Euromonitor (ANSA) Sushi Singularity, ideato dai designer. Report Euromonitor

Dopo le casse smart che rispondono ad ogni nostra domanda e imparano a conoscerci, anche sushi e sashimi saranno cucinati con i nostri ingredienti preferiti, senza sostanze a cui siamo intolleranti o allergici e perfino tarati sulla nostra dieta. Accade a Toxyo dove si attende l’apertura del primo e più futuristico ristorante che ci sia sulla terra, il Sushi Singularity, progetto di Open Meals company specializzata in produzione di ‘cibo digitalizzato’ . In nome di un servizio altamente personalizzato, una piattaforma digitale analizzerà i campioni biologici dei clienti (che li invieranno prima del pasto) per valutare le loro esigenze nutrizionali. Questi dati biometrici saranno usati per informare anche quali sostanze nutritive sono comprese nelle singole porzioni di sushi che verrà servito loro. Le pietanze saranno stampate con stampante 3D in grado di dosare i singoli ingredienti scelti e sfornare bocconcini eleganti, anche quadrati, esteticamente perfetti.
Il mondo digitale lancia beni e servizi una volta inimmaginabili e ci permette anche di difenderci dalla stessa tecnologia, se la riteniamo eccessiva, ad esempio indossando un paio di occhiali in grado di bloccare ogni tentativo di riconoscimento facciale digitale. Siamo ad una nuova evoluzione dello shopping che, grazie alla tecnologia, agli algoritmi e allo scambio di dati personali, si farà ancora più personalizzato. Inclusa la possibilità di uscire dallo scambio e ritornare i modalità ‘off’, cioè anonimi e, perfino, decidere di vendere in prima persona i propri dati. Segnala il fenomeno Euromonitor International nel nuovo report globale ‘Top 10 Global Consumer Trends’.
“Grazie all'intelligenza artificiale, Alexa sarà una voce più frequente nel prossimo anno, assistenti virtuali, dispositivi intelligenti, chatbot e applicazioni basate sull'intelligenza artificiale stanno penetrando nelle attività aziendali, nella logistica della catena di approvvigionamento e nella vita dei consumatori. Le aziende si stanno muovendo oltre le capacità umane, creando opportunità di crescita sostenibile con la tecnologia per semplificare la vita, - spiegano gli analisti Euromonitor. – Stiamo iniziando ad accettare che determinati compiti possano essere eseguiti con l’aiuto di robot e che lo shopping sia accompagnato da assistenti virtuali che ci facilitino le scelte, piuttosto che da fare soli. Sebbene la completa fiducia e l'accesso universale a questi sistemi richiederanno più tempo, stiamo abbracciando l'idea di usare la tecnologia per il nostro benessere, convenienza, comfort e controllo personale, che saranno i grandi temi del 2020”.
La condivisione di pezzetti della nostra vita con algoritmi e sistemi proattivi ad alto contenuto tecnologico farà del 2020 l’anno dello shopping ideale in molti più settori rispetto a quanto non sia stato fatto fino ad oggi. Con la possibilità che, nel caso in cui non si gradiscano algoritmi e sistemi digitali troppo ficcanaso, si possa ritornate anonimi. Non a tutti piace ‘condividere’ pezzetti di vita con robot e algoritmi, - si legge nell’indagine, - La generazione Z ci bada poco ma a dai 30 ai 59 anni il disagio sale al 43 per cento. Dopo i 60 anni si secca oltre il 50% dei consumatori”.
La tecnologia applicata allo shopping terrà sempre più conto di questi disagi e, in nome di una condivisione consapevole e di un maggiore controllo personale, nascono progetti e start-up che creano nuovi sistemi di protezione dai nuovi sistemi di tracciabilità. Nuova l’ideazione di occhiali da sole che garantiscono l’invisibilità digitale, in gradi di proteggere il viso dalla tecnologia per il riconoscimento facciale. Li hanno progettati i ricercatori americani di Reflectacles e sono dotati di lenti che bloccano gli infrarossi per fermare le misurazioni delle fotocamere . Il progetto ha ricevuto il finanziamento di circa 34.000 dollari sulla piattaforma kickstarter e dovrebbero essere pronti entro aprile.
E’ invece nato in Danimarca una sorta di cappellino tecnologico (Alias) da mettere sulle casse smart che sono disseminate nei nostri appartamenti. Il berretto, calzato sugli speakers, blocca l’ascolto e, qualora percepisca l’attivazione degli altoparlanti a nostra insaputa, lancia l’allarme. Il sistema si disattiva con precise parole d’ordine dei proprietari. Spiega Michelle Evans, senior industry manager – digital consumer di Euromonitor: “Lo shopping sta cambiando ancora, in nome di una migliore alleanza fra consumatori e imprese nella condivisione dei dati. Le legislazioni in materia, in particolare il GDPR dell'UE, indicano che l’ago della bilancia penderà sempre di più a favore dei consumatori. Potendo stabilire chi ha accesso ai propri dati, i futuri consumatori avranno più potere di quanto non lo abbiano avuto fino ad oggi nelle transazioni commerciali. Di conseguenza, influenzeranno fortemente il futuro del commercio in tutti i settori industriali”. Probabilmente, si legge nel report, potremo annullare del tutto le esperienze digitali che non desideriamo e ritornare in modalità ‘off’. Precisa Evans: “Si potrà arrivare anche ad uno scambio commerciale in cui gli aggregatori di dati e le aziende potrebbero pagare i consumatori per accedere alle parti delle loro banche dati e ai profili personali”.

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Addio di Gaultier alle sfilate, l'ultima il 22 gennaio

Per stilista non è addio a moda, lavorerò con nuovo concept

Lifestyle Moda
Chiudi Jean-Paul Gaultier to retire (ANSA) Jean-Paul Gaultier to retire

 Un addio alle sfilate considerato da molti prematuro, quello annunciato da Jean Paul Gaultier, considerato l'ex enfant terrible della moda francese, visti i suoi 67 anni, pochi per sottrarsi ai riflettori delle passerelle, troppi per essere considerato ancora un "ragazzaccio". Tuttavia l'iconico designer ha annunciato sui social che quella del 22 gennaio a Parigi, in programma al Théâtre du Châtelet, sarà la sua ultima sfilata di alta moda, dopo 50 anni di carriera, specificando che avrebbe intrapreso un "nuovo progetto" con la sua griffe.
L'annuncio arriva nel mezzo delle settimane della moda, alla vigilia delle sfilate di haute couture francesi. Per questo bisogna ricordare che lo stilista che aveva fatto il suo debutto nel 1970 con Pierre Cardin, è stato una figura chiave nel mondo della moda internazionale, per aver ribaltato i codici dell'abbigliamento sia maschile sia femminile, con ironia e leggerezza, a partire dagli anni Ottanta. Autore di creazioni iconiche come il bustier con coppe coniche indossato da Madonna nei suoi tour degli anni Ottanta, sin dalle sue prime collezioni Gaultier ha avuto il coraggio di mescolare generi, epoche, temi popolari e poesia. Figlio di un commercialista, cresciuto ad Arcueil (Val-de-Marne), vicino a Parigi, lo stilista cominciò a cucire con una anziana sarta giovanissimo. Nel 1970, si propose e venne assunto nella maison di Pierre Cardin. Nel 1976 fondò il suo marchio e arrivò al successo. Dal 2003 al 2010 è stato anche direttore creativo di Hermès. Ma è stato il suo stile dissacrante ad averlo reso una leggenda. E' stato il primo stilista nel 1984 a mettere le gonne all'uomo sostenendo: "Un uomo non dimostra la sua mascolinità con i suoi vestiti, la sua virilità è nella sua testa". Gaultier ha promosso un'idea di bellezza diversa in passerella quando ancora non se ne parlava, ha dedicato una collezione all'abbigliamento degli Inuit e a quello degli ebrei ortodossi.
Nel 2014 aveva chiuso la sua linea di prêt-à-porter, spiegando di volersi concentrare solo sull'alta moda, la stessa con cui aveva conquistato il cuore di molte celebrities, da Madonna (dagli anni Ottanta) alla più recente Kylie Minogue, fino alla regina del burlesque Dita Von Teese, che per lui ha sfilato di frequente. Considerevole anche il lavoro di Gaultier come costumista cinematografico per i costumi de Il quinto elemento, di Luc Besson, Kika, di Pedro Almodovar. Infine, nel 2018 ha presentato il Fashion Freak Show, spettacolo incentrato sulla sua vita che ha debuttato alle Folies Bergère.
   

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Zuppa inglese, la torta dei sogni di Fellini

Dolce tradizionale emiliano. Così la sorella Maddalena viziava il maestro

Lifestyle Food
Chiudi Zuppa inglese foto iStock. (ANSA) Zuppa inglese foto iStock.

E'una ricetta classica della tradizione, in voga soprattutto negli anni '50 e '60: è un dolce tipico dell'Emilia Romagna anche se conosciuto ovunque ed è un simbolo di opulenza e golosità. E' la zuppa inglese, il dolce preferito di Federico Fellini, la sua "Torta dei sogni". Non a caso per lunedì 20 gennaio, il giorno in cui il maestro del cinema avrebbe compiuto 100 anni, tra i tanti ricordi, omaggi, festeggiamenti, repliche di capolavori, circo in strada nella sua città - leggi Fellini 100, a Rimini è festa il compleanno lungo un anno - viene offerto in piazza proprio quel dolce, un omaggio godurioso che senza dubbio avrebbe gradito. Lo realizza il pasticcere riminese Roberto Rinaldini e si chiama Zuppa Inglese Fellini 100. Come è questa zuppa inglese? "Rispetto a quella classica, che prevede pan di spagna, crema e cioccolato, tanto sciroppo Alchermes (lo stesso che in Emilia si Usa per 'le pesche') questa è una rivistazione che si ispira alla zuppa inglese che gli preparava la sorella Maddalena: non c'era il cioccolato e sopra era guarnita con una meringa", ha detto Rinaldini a RiminiToday. "Nel mio dolce ci sarà una crema alla vaniglia, e non pasticcera, per renderla più leggera, un pan di spagna preparato con il savoiardo inzuppato nello sciroppo Alchermes aromatizzato agli agrumi. Aggiungerò la pasta sablé così da avere una specie di crostatina, ideale per essere mangiata in piedi o passeggiando. Sopra decorerò con una meringa brulè". E la struttura? "Alta quasi due metri, molto scenografica. Verranno ricordati alcuni suoi film e ci sarà Federico Fellini in 3D. Sulla struttura spazio per 100 monoporzioni del dolce, per i primi cento ospiti, e le altre verranno servite in una coppettina a chi verrà in piazza". Ecco gli ingredienti: circa 150 litri di latte, 150 chili di zucchero e 250 di uova, 500 litri di panna e 150 baccelli di vaniglia bourbon, 40 litri di alchermes, 80 arance non trattate, 200 chili di mascarpone, 30 chili di burro, 30 chili di farina".

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Cortellesi e Mastandrea, noi genitori tragicomici

Esce Figli, commedia nello spirito di Mattia Torre

Lifestyle Tempo Libero
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 L'orrore delle feste mascherate, dei pediatri guru, delle suocere poco disponibili, delle chat scolastiche, dei pianti dei neonati, del sonno perso, della divisione dei compiti nelle coppie, insomma l'inferno dei 'Figli' da crescere nello spirito di Mattia Torre, l'autore di Boris. Sua infatti questa commedia brillante, in sala dal 23 gennaio in 400 copie distribuite da Vision con protagonisti Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea, ma poi firmata da Giuseppe Bonito dopo la sua scomparsa il 19 luglio 2019.
    In 'Figli' la storia surreal-comica di Nicola (Mastandrea) e Sara (Cortellesi), una coppia felice con una figlia di sei anni che entra in un incubo con l'arrivo di Pietro, il secondo figlio. Tutto cambia, non si dorme più, emergono vecchi rancori, i suoceri non collaborano, le babysitter, quelle giuste, non si trovano e anche gli amici possono fare poco in preda spesso alle loro stesse situazioni. Nel film, tratto dal celebre monologo 'I figli ti invecchiano', scritto per Valerio Mastandrea proprio da Mattia Torre, recitano anche tanti altri amici di Mattia Torre: Stefano Fresi, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Andrea Sartoretti, Massimo de Lorenzo, Gianfelice Imparato, Carlo De Ruggeri. Per Paola Cortellesi il film non è solo una storia di figli: "Certo c'è il difficile equilibrio di coppia da mantenere in una lunga relazione, ma Figli è soprattutto un'opera sull'amore. Mi sono ritrovata in tante cose che succedono - aggiunge l'attrice - perché Mattia Torre non racconta solo cose surreali, ma cose vere in maniera surreale". E che il film non sia certo solo un modo per parlare di figli è l'opinione anche di Mastandrea: "Non parla di figli e basta - dice l'attore -, ma piuttosto di come resistere agli urti della vita". Personaggio cult del film, quello interpretato da Stefano Fresi, un amico giornalista di Nicola che vive perennemente frustato dai suoi due figli che si accaniscono sulle sue spalle con i loro tubi di plastica. 
   

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Galliano by Maison Margiela lancia la borsa unisex

Si chiama Snatched, omaggio a generazione genderless

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Il suo nome è Snatched, è la borsa genderless disegnata dal direttore creativo di Maison Margiela, John Galliano, che ha sfilato in passerella a Parigi, in omaggio al gergo di una nuova generazione espressione dei valori di indipendenza, diversità e inclusività.
    Snatched in inglese è un'espressione slang sinonimo di "look impeccabile". Riferito poi alla clutch con angoli asimmetrici, ripiegati come un origami, una chiusura a ribalta e una fascia attraverso cui passare la mano, il nome allude anche al significato più letterale del termine, ovvero "afferrare prontamente un oggetto".
    Snatched è disponibile in due versioni multi funzionali: un formato più grande da portare come pochette o tracolla, e un formato più piccolo da portare come pochette, tracolla o marsupio grazie all'aggiunta di una cintura. 
   

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Angelo Cruciani, un italiano nel nuovo talent fashion di Netflix

Al via il 29 gennaio 'Next in fashion' con Alexa Chung

Lifestyle Moda
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Lo stilista Angelo Cruciani è stato scelto per partecipare al talent show di Netflix 'Next in Fashion', condotto da Tan France e Alexa Chung, che debutterà a livello mondiale il 29 gennaio, già tradotto in 14 lingue. La première sarà la prossima settimana a New York, in occasione della fashion week. Il programma, in 10 puntate e con 18 concorrenti, mette in palio 250mila dollari e una collezione su Net-a-Porter. Attivista per i diritti Lgbt, creatore dei flash mob del Gay pride milanese e stilista che con la sua linea Yezael veste star come Ghali e i Maneskin, il 42enne Angelo non nasconde la soddisfazione per la partecipazione al programma. "Non mi aspettavo di essere scelto, hanno fatto prima una selezione tramite i direttori di giornali moda, poi - racconta - un casting durato 6 mesi, ci hanno portato in 28 a Los Angeles, e siamo rimasti in 18, ognuno famoso nel suo Paese ma non altrettanto a livello internazionale. Io non mi aspettavo di entrare perché sono una briciola rispetto agli altri concorrenti e ad altri colleghi italiani che sfilano in calendario e hanno un percorso ben avviato". Per quanto lo riguarda, a Milano "la Camera nazionale della moda non mi vuole in calendario perché sono troppo anticonformista, mi hanno detto - racconta ancora Angelo - che la mia presenza è da pianificare con calma. Ho sfilato a Shanghai, Città del Messico, ma per Milano il mio stile è troppo chiassoso". Se la sua moda nel programma Netflix è stata definita grunge, glamour, rock e fashion, per lui l'importante è "mandare un messaggio, dare un mio punto di vista sul pensiero positivo e credo che questo sia stato un punto forte per la selezione. Per Netflix è importante il mio attivismo sociale e ideologico anche con Amnesty, che patrocina sempre le mie mostre. La mia - sottolinea - è una moda impegnata e non una decorazione, per me devi essere consapevole che quello che appari sei: ogni monaco sceglie suo abito". L'esperienza ad Hollywood, dove il programma è stato registrato nella primavera del 2018, "è stata una delle piccole magie della vita che ti fanno dire 'allora si può sognare', sono andato in maniera semplice, esserci è già stata una vittoria". Nelle 10 puntate da 90 minuti l'una, anche ospiti come Adriana Lima, Beth Ditto e Tommy Hilfiger. "Per natura non sono competitivo, l'esperienza mi ha insegnato che devo esserlo un po' di più, ma spero che il pubblico - auspica Angelo - apprezzi il mio non essere agguerrito". Cruciani, cresciuto nell'entroterra marchigiano, ha vissuto e studiato tra Roma, Milano e Hong Kong e nel 2014 ha lanciato il suo brand Yezael che "prima era un esperimento creativo, ora inizia ad avere una struttura aziendale. Speriamo che il programma mi aiuti a chiudere una trattativa avviata da tempo, ho bisogno - conclude - di diventare maturo anche come azienda"

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Altaroma al via con cento marchi in ascesa

Fashion week dal 23 al 26 gennaio torna a ex caserma Guido Reni

Lifestyle Moda
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 Ritorno alla ex Caserma Guido Reni, per la nuova edizione della Roma Fashion Week organizzata da Altaroma che vedrà in pedana tra sfilate ed esposizioni un centinaio di marchi in ascesa dal 23 al 26 gennaio. Su questa linea, giunge alla V edizione Showcase, stavolta comprensivo di 56 designer, 14 brand al giorno a rotazione, che presenteranno le loro collezioni in un'esposizione. Da questa edizione Showcase si avvarrà della nuova partnership con Lazio Innova (Regione Lazio) che destinerà ai designer del Lazio servizi di supporto alla crescita. Per Who Is On Next? sfileranno le nuove collezioni di Federico Cina, Jing Yu, Hibourama, Iuri, Maiorano, Nahiot Hernandez e Twins Florence, con i protagonisti dell'edizione di luglio. Il contest ha decretato finora il successo di 150 designer, come Marco De Vincenzo, Stella Jean, Msgm di Massimo Giorgetti, Arthur Arbesser, Benedetta Bruzziches, Max Kibardin, Nicholas Kirkwood, Sergio Zambon. Si consolida la presenza di designer del territorio capitolino con Caterina Moro, Italo Marseglia, Morfosis, Roi Du Lac, Antonio Martino, e Gall che mostreranno le loro collezioni. Debutta Ginevra Odescalchi con un'esposizione al Museo Andersen e torna a sfilare Sylvio Giardina al Guido Reni con la collezione Dark Celebration. Per Rome Is My Runway, format che promuove brand emergenti che hanno partecipato a Showcase, in pedana Asciari, Chiara Perrot, Gentile Catone, Sartoria 74. Per gli atelier sfileranno le collezioni di Sabrina Persechino, Giada Curti (Ht St Regis) mentre Nino Lettieri mostrerà un tableaux vivant a Palazzo Ferrajoli. Il 24 gennaio toccherà alla IV edizione di International Couture Fashion Show, organizzata dall'Istituto Culturale Italo Libanese che sfilerà i marchi Abiddikkia, Barocqo Jewelry, Marcela de Cala, Missaki Couture, Natasha Pavluchenko. Per le scuole debutta l'accademia milanese Naba. Lo Ied Italia presenterà Amphibia, rassegna di fashion film sul tema della sostenibilità realizzati dagli studenti. Saranno presentati inoltrel l'Accademia di Belle Arti di Frosinone, Accademia Di Belle Arti Di Roma, Accademia Costume & Moda, Accademia Koefia, Accademia Moda Maiani. (ANSA).
   

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Fellini, quando divenne (quasi) vegetariano per amore di curiosità

Sotto casa a Via Margutta il ristorante storico che lui frequentava

Lifestyle People
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 "Sotto casa di Federico", realizzata dal ristorante il Margutta Veggy Food & Art, proprio a due passi dalla casa romana del Maestro e da lui a lungo frequentato è il titolo di una cena teatrale in omaggio a Fellini, che lunedì 20 gennaio avrebbe compiuto 100 anni. "Fellini non era assolutamente vegetariano - sorride oggi la proprietaria Tina Vannini - Ma al tempo qui vedeva entrare personaggi curiosi: indiani, modelle, stranieri. Così, dovendo a un certo punto mettersi forzatamente a dieta, passò ed entrò". Ne nacque una lunga amicizia e quelle sale divennero per lui un secondo salotto, con un buon Sangiovese camuffato nella teiera e "produttori di tutto il mondo che venivano a mangiare qui con lui pur di parlargli".

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Tendenze, orgoglio ‘local’, il territorio vince sulla globalizzazione

In calo multinazionali e centri commerciali, la rivincita di artigiani e negozi di quartiere con beni e servizi autentici

Lifestyle Società & Diritti
Chiudi Euromonitor Lanre Da Silva, stilista couturier della Nigeria con tessuti 'Adire'  autentici, foto tratta da twitter LDAworld (ANSA) Euromonitor Lanre Da Silva, stilista couturier della Nigeria con tessuti 'Adire' autentici, foto tratta da twitter LDAworld

Si ritorna alle radici, almeno quando si sceglie come spendere i propri soldi. Non si compra più a scatola chiusa: non solo vogliamo sapere di più sulla filiera che è alle spalle di un paio di scarpe, di uno snack e una bevanda, di un abito o di un prodotto di bellezza o, ancora, di una vacanza. Ci interessano le radici e la cultura insiti in un prodotto o servizio fatto sul territorio a noi vicino. Non necessariamente che sia fatto nel proprio paese come il made in Italy, sia chiaro, ma nei luoghi di origine quindi che sia autentico. Il crescente bisogno contagia trasversalmente i paesi e le generazioni, in testa la Gen Z ed i Millenials che guardano al valore etico dello shopping. La globalizzazione è costretta alla ritirata?
Le piccole produzioni al posto delle mega fabbriche, le piccole fattorie invece degli allevamenti intensivi, le sarte al posto dei distretti da alto rendimento, i birrifici e le caffetterie di quartiere invece delle company global. L’artigianalità rosicchia fette crescenti di business alle multinazionali. Assisteremo anche alla rivincita dei piccoli commercianti portatori di autenticità e legame col quartiere sui centri commerciali? Lo credono gli analisti di Euromonitor International nel report sui trend dei prossimi anni dal nome inconfondibile 'Proudly local, going global’ in cui si prevede che l’orgoglio locale e il ritorno alle proprie radici diverrà sempre più distinto e rilevante.
Per avere successo bisogna raccontare il valore dei beni e dei servizi sul territorio dicono gli analisti che snocciolano casi emblematici. Non sarà un caso perciò che in Italia ha successo, ad esempio, la Piccola farmacia letteraria, minuscola libreria indipendente di Firenze come i mini birrifici sparsi per la penisola. A Parigi le librerie di nicchia con le recensioni fatte dai librai attaccate sui libri con semplici spilli. A Roma, presso il mercato del quartiere popolare di Testaccio, il chiosco dei panini con l’allesso è affollato a tutte le ore dagli studenti che disertano i fast food. A Milano (e a Londra) le diverse sedi del Caffè Napoli con autentici espressi napoletani schiumosi rubano clienti al global Starbucks. Per non parlare dei coltivatori locali di frutta e verdura che distribuiscono direttamente col 'porta a porta' e delle fattorie delle periferie di molte città della penisola che hanno saputo reinventarsi puntando alle radici ed al rispetto per l'ambiente.
Quale il successo di 'piccoli' imprenditori, artigiani, produttori locali e perfino negozi di quartiere? Essere sensibili all'autenticità, avere una eccellente confidenza con le vendite online ed i social (e un servizio di consegna a casa che riduce i tempi di consegna inquinando molto meno) , assicurano gli analisti. Chi ci riesce inizia a fare gola ai colossi e ai grandi marchi di diversi settori merceologici. Accade così che le multinazionali, dopo i continui attacchi da parte dei consumatori alle produzioni globalizzate che hanno mostrato molte falle soprattutto per lo sfruttamento della manodopera e delle risorse nei paesi più poveri, si appassionano di localizzazione e comprano piccoli birrifici, produttori di cosmetici radicati sul territorio (il fenomeno indie beauty è l'esempio più calzante) o mini fattorie che si sono distinti con brand 'proudly local'.
Si legge nel report che lo shopping locale piace perché supporta la comunità e soddisfa di più gli acquirenti perché dà loro prodotti più ‘vicini’. Oltre il 27% degli intervistati nel Lifestyle Survey 2019 risponde che prova nuovamente a fare shopping nei negozi di quartiere per ritornare alle radici della comunità e l’attaccamento alle radici sale al 32% nel Medio Oriente e in Africa e al 28% nel Nord America. In questi paesi cresce il senso di lealtà verso le comunità e i grandi mool (mega centri commerciali) statunitensi assistono ad un calo di preferenze. “Le persone vogliono connettersi al loro quartiere e supportare i commercianti locali ed indipendenti” ha spiegato Justinas Liuima, analista Euromonitor International.
“I prodotti alimentari e le bevande sono tra le industrie leader di questo fenomeno con l’85% della produzione venduta localmente, - precisa Liumia. – La tendenza local si estende alle strutture e ai processi di produzione. Le mini fattorie che si trovano molto più vicine al consumatore stanno sostituendo le mega fattorie multinazionali, in linea con la maggiore sensibilità della popolazione alle priorità ambientali e alla ritirata della globalizzazione”.
Lo studio elenca fra i fenomeni ‘orgogliosamente’ locali che hanno successo nel mondo come le company africane note per i loro tessuti tradizionali d’autore, come un tipo di seta e cotone ‘Kente’ e i tessuti nigeriani Adir della provincia di Ogun tinti di indaco e riccamente decorati dotati di un sigillo di autenticità ‘Adire Ogun’ che dà al tessuto una forte identità ufficiale e culturale (con tanto di brevetto). A Lagos la stilista Lanre da Silva, couturier della Nigeria, impiega tessuti metallici, pizzi e fantasie Adire. Anche Allbirds, company digitale fondata dall’ex calciatore neozelandese Tim Brown e dall’ingegnere Joey Zwillinger e poi inglobata in una start-up tecnologica californiana , vende in tutto il mondo scarpe sportive, comode e semplici fatte con materiali naturali e local come lana merino (anche italiana), fibre di eucalipto e canna da zucchero.
Anche il turismo sta cambiando e ai classici hotel e guide classiche si affiancano le vacanze vicine ai sentimenti delle popolazioni e alle loro abitudini. L’hashtag #SpendyoursummerinGeorgia calza a pennello con il cambiamento. Nel 2019, ricordano gli analisti Euromonitor, il governo russo annunciò l'intenzione di annullare i voli diretti verso la vicina Georgia e di evacuare i turisti russi a seguito di scontri accaduti avanti al Parlamento della Georgia dove si stava decidendo la scissione di due regioni georgiane. Una campagna, avviata sui social da cinque amiche #spendyoursummerinGeorgia e iniziata come un semplice messaggio inviato ai loro amici stranieri, divenne virale attirando oltre 250.000 turisti in meno di un mese. I visitatori pubblicarono sui social i loro ricordi di queste vacanze raccontando che i locali avevano offerto loro corse gratuite, tour guidate e perfino ospitalità nelle loro case. A questa campagna nata spontaneamente sui social network è seguita anche #spendyourautumninGeorgia.
“I consumatori vogliono connettersi con le tradizioni e la cultura locali. Accada in modo spiccato nei paesi emergenti che stanno divenendo più ricchi e con una classe media emergente forte come l’Africa sub-sahariana e l’Asia orientale. Rifiutano la globalizzazione, non vogliono gli stessi prodotti o marchi di tutti gli altri. C’è il desiderio crescente di connettersi con le radici del mondo, spesso a partire dalla moda, dalla musica e dalla cucina. Questa riconnessione con le proprie origini autentiche è fondamentale. Una occasione da non trascurare da parte dei piccoli produttori, commercianti e anche dalle multinazionali”, si legge nel report.

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Gli slip compiono 85 anni, una storia legata al pudore

Primo modello con apertura a Y esposto a Chicago

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Agli inizi, come si apprende dalla Bibbia, fu una foglia di fico a coprire i genitali di Adamo ed Eva cacciati dal Paradiso Terrestre. Primo gesto di pudore conseguente al peccato originale. Poi arrivarono perizomi, braghe e mutande, che gli artisti del Rinascimento cercarono di abolire dai loro dipinti. Ma 85 anni fa, con l'avvento degli slip, in vendita per la prima volta il 19 gennaio da Coopers a Chicago, avvenne la vera rivoluzione. Era il 1935. L'Europa continuava a dimenarsi in ampi mutandoni, quando un modello con apertura a Y viene esposto in una vetrina di Chicago: in pochi giorni vennero venduti 600 pezzi, in tre mesi 30.000. Con la Prima Guerra Mondiale, la penuria di tessuti aveva fatto accorciare le mutante al ginocchio, mentre bottoni e lacci venivano per la prima volta sostituiti da un elastico in vita nel 1918. Il termine inglese slip era apparso nel 1913, ma già nel 1906 era stata pubblicizzata in un catalogo di moda come indumento adatto agli sportivi, una mutanda maschile in maglia, corta e aderente. Nel Regno Unito gli slip furono venduti per la prima volta nel 1938 e presto si arrivò a vendere 3000 paia di slip a settimana. Ma divennero davvero popolari nel 1948, quando ogni membro della delegazione olimpica britannica ricevette un paio di slip gratis. Una più ampia diffusione degli slip in Europa si ebbe invece a partire dal 1967, anno in cui il governo francese autorizzò il passaggio di spot televisivi riguardanti capi di abbigliamento intimo.
    Simil slip femminili erano già conosciuti nel XVI secolo, ma erano considerati poco eleganti sino al XIX secolo, indossati dalle signore poco freddolose. Solo negli anni Venti comparve un tipo di mutandina simile a quelle attuali. Con l'avvento del primo conflitto mondiale la maggior parte delle donne indossava slip, per avere più possibilità di movimento e per assicurarsi protezione con l'accorciarsi delle gonne. Il primo vero slip femminile comparve al Torneo di Wimbledon del 1949, indossato sotto la gonnellina corta da tennis dalla tennista americana Gussie Moran, che vinse il torneo. Da allora lo slip ha conosciuto varianti solo nei tessuti utilizzati: dal cotone si è passati alla microfibra, alla lycra, al poliammide, senza dimenticare i classici seta e nylon. Stilisticamente l'evoluzione degli slip è il tanga, modello nato per i costumi da bagno consistente in un triangolo di tessuto a coprire la parte anteriore da cui parte una striscia sottile di tessuto che entra nelle natiche. Venne avvistato per la prima volta nel 1972 su una spiaggia di Rio de Janeiro addosso ad una bella ragazza. Da non confondere con il perizoma, che è leggermente più coprente e molto più antico, se anche Toutankhamon ne indossava uno. Altra alternativa allo slip femminile è la pudica culotte, che copre fianchi e natiche. O la più moderna 'brasiliana', una via di mezzo tra tanga e slip.
    Gli uomini invece hanno trovato l'alternativa agli slip con i boxer, che apparvero in verità prima, attorno al 1925, quando Jacob Golomb, fondatore della Everlast, lanciò dei pantaloncini sorretti da un elastico per rimpiazzare quelli sorretti da una cinghia di cuoio utilizzati all'epoca dai pugili. Questi pantaloncini, conosciuti come boxer trunks, divennero subito famosi ma vennero in seguito superati in popolarità proprio dagli slip. Intorno al 1947 vi fu di nuovo una certa diffusione ma gli slip riacquistarono subito terreno. Nel 1975, una pubblicità per boxer creò una leggenda metropolitana. Nel catalogo autunno/inverno Sears furono mostrate le immagini in bianco e nero di due modelli che indossavano, rispettivamente, uno slip e un paio di boxer. Una vera esplosione di popolarità dei boxer si ebbe negli anni Ottanta quando il cantante Nick Kamen apparve in uno spot pubblicitario della Levi's Strauss indossandone un paio. Per quanto riguarda gli slip grande scalpore destarono nel 2010 quelli di Kenzo disegnati dall'allora direttore creativo della maison Antonio Marras: in collaborazione con Durex, Marras portò in passerella a Parigi il suo messaggio sull'utilità dell'uso del preservativo per proteggersi dall'Aids, affidato a uno slip appunto, dotato di taschino porta-profilattico. 
   

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Sexy e passionale, l'accento italiano piace nel mondo

Ipsos, metà degli italiani vorrebbe liberarsi dell'inflessione

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Chiudi Una donna italiana al telefono . foto iStock. (ANSA) Una donna italiana al telefono . foto iStock.

Sexy, pieno di passione e professionale: così è visto l’accento italiano all’estero ma quasi la metà degli italiani vorrebbero liberarsi del proprio accento quando parlano una lingua straniera (il 45%, contro il 35% della media), a un 35% non importa e solo il 15% vorrebbe mantenerlo. E la sensazione si acuisce ulteriormente se si parla di carriera. Questo è quanto emerge da un sondaggio globale commissionato da Babbel all’agenzia di ricerca Ipsos. Sebbene gli italiani pensino che un accento straniero sia in generale qualcosa di cui andare fieri (lo pensa il 78%), evidentemente non ci credono quando si parla del proprio. Addirittura la carriera ne può essere influenzata negativamente: lo ritiene il 55% degli intervistati. “Da un punto di vista linguistico, il report è molto interessante. Mostra chiaramente come le persone abbiano sentimenti contrastanti nei confronti del proprio accento”, commenta Alex Baratta, docente di linguistica e comunicazione all’Università di Manchester, in Inghilterra. E aggiunge: “Da un lato infatti sono orgogliosi del proprio accento perché racconta chi sono da molte prospettive diverse, agendo come una specie di “carta d’identità”. Allo stesso tempo, però, hanno paura di essere giudicati negativamente per vari elementi, come etnia o classe. A partire dalla famiglia fino al posto di lavoro, sembra che ci sia un grande desiderio di vivere in una società senza pregiudizi ma anche la consapevolezza che c’è ancora tanta strada da fare.”

I risultati del sondaggio parlano chiaramente: l’accento italiano piace. Contrariamente a quanto pensino gli italiani, gli aggettivi usati per descrivere l’accento del Bel Paese sono “appassionato”, “sexy” e amichevole. I tedeschi sono tra i Paesi che considerano l’accento italiano sinonimo di passione (43%), seguiti dagli inglesi britannici (42%) e dagli americani (40%). Anche se si parla di stile, l’accento italiano fa sempre la sua bella figura: un inglese su tre e un francese su quattro associa l’italiano al buon gusto (il 140% in più della media nazionale rispetto agli altri accenti). Se si considera il panorama internazionale, sono molti gli aggettivi che caratterizzano l'accento italiano: intrigante (dal 18% al 23%, un terzo in più delle medie con cui sono stati “votati” gli altri Paesi), sofisticato (dal 14 al 18%, una volta e mezzo la media dei voti dati agli altri), professionale (con due volte la media internazionale negli Stati Uniti).

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Chef Bourdain, postumo a ottobre il suo ultimo libro

Lo chef suicida nel 2018 condivide consigli di viaggi e cibi

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L'ultimo libro di Anthony Bourdain, a cui lo star-chef stava lavorando quando quasi due anni fa si è tolto la vita, vedrà finalmente la luce. "World Travel: An Irreverent Guide", una guida illustrata di riflessioni di Bourdain sulle sue mete preferite in tutto il globo, è stato completato da Laurie Woolever, l'assistente storica di Bourdain, mentre il vignettista Tony Millionaire ha curato le illustrazioni di ciascun capitolo.
    L'appuntamento in libreria fissato dalla casa editrice HarperCollins è per il 13 ottobre. "World Travel", oltre ai consigli di Bourdain "su cosa mangiare, dove stare... e in alcuni casi, cosa evitare", raccoglierà testi di membri della sua famiglia e di amici: tra questi il fratello Chris, mentre l'impresario musicale Steve Albini ha curato una guida ai migliori locali di Chicago dove mangiare a buon mercato.
    L'annuncio del libro è arrivato a pochi giorni dalla morte della madre di Bourdain. Gladys Bourdain, 85 anni, era stata a lungo correttrice di bozze al New York Times e in questo ruolo aveva aiutato la carriera del figlio convincendo un redattore, il futuro direttore del New Yorker David Remnick, a pubblicare il primo articolo di Tony.
    La Woolever, che ha lavorato con Bourdain per oltre un decennio e nel 2017 ha scritto con lui "Appetites", aveva raccontato un anno fa alla Cnn il terremoto emotivo provato nel riprendere in mano il libro del maestro: "E' stato terribile tornare a quel manoscritto mentre cercavo di superare il lutto per la perdita della sua gentile, irriverente, sorprendente e brillante esistenza".
    Annunciando l'uscita postuma di World Travel, la Woolever ha commentato che "il libro permetterà ai fan di Tony di continuare a viaggiare sulle sue orme. Dopo essersi formato al Culinary Institute of America, Bourdain divenne famoso nel 2000 con "Kitchen Confidential: Adventures in the Culinary Underbelly", un exposé dietro le quinte del mondo della ristorazione.
    Successivamente era diventato conduttore di programmi televisivi che lo hanno portato a raccontare le tradizioni alimentari di luoghi e popoli diversi: dalle tribù del Borneo alla fibrillazione cosmopolita di Buenos Aires o Shanghai, le foreste della Tanzania e la solitudine del deserto dell'Oman.
    Bourdain, che all'epoca del suicidio era legato ad Asia Argento, si è ucciso nel giugno 2018 mentre girava in Francia un episodio del suo popolare programma per la Cnn "Parts Unknown".
    Lo chef aveva 61 anni e sulle cause del suo gesto nessuno è ancora riuscito a fare completa luce. 
   

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