Festeggia 100 anni il "vero" hot dog danese

Il 18 gennaio 1921 i primi carretti per le strade di Copenaghen

Redazione ANSA ROMA

(di Daniela Giammusso) (ANSA) - ROMA, 17 GEN - È stato il primo fast-food "di casa" e ancora oggi è considerato quasi un piatto nazionale. Che lo preferiate versione cipolle crude e fritte, con sottaceti a fettine e tre tipi di salse o nelle ultime versioni gourmet, il vero e originale hot dog made in Danimarca compie 100 anni.
    Era, infatti, il 18 gennaio 1921, quando sei piccoli carretti bianchi iniziarono a vendere per le strade di Copenaghen le prime salsicce accompagnate da pane e senape, ispirandosi al comfort food tedesco.
    La novità gastronomica aveva già preso piede anche in Svezia e Norvegia e in molti avevano presentato domanda al Comune per ottenere l'autorizzazione alla vendita in strada dalla chiusura dei ristoranti fino alle 2:30 del mattino. Ma ogni volta venivano respinti con motivazioni diverse, dai timori di intralcio al traffico al fatto che mangiare per strada era ritenuto disdicevole. In più, i ristoranti tradizionali ostacolavano in ogni modo le richieste per paura di nuovi concorrenti. Finalmente, nel 1921, il danese Charles Svendsen Stevns, che da dieci anni gestiva un fiorente chiosco di hot dog a Kristiania (l'attuale Oslo), ottenne il permesso di venderli anche per le strade di diverse località nei pressi di Copenaghen.
    Molto diversi da quelli che conosciamo oggi, i primi furgoni erano piccoli carretti con grandi ruote in legno e solo quelli più elaborati avevano un tettuccio per ripararsi. Le salsicce costavano 25 ›re e per il pane era richiesto un extra di 5 ›re.: non poco negli anni '20, eppure fu subito un vero successo, tanto che i chioschi conquistarono non solo le strade della capitale, ma anche di Odense, Aarhus e Aalborg.
    E gli hot dog furono anche al centro di una vera e propria protesta: la maggior parte dei furgoni erano infatti in mano a ricchi imprenditori che guadagnavano tra le 140 e le 700 corone a settimana per furgone, mentre lo stipendio medio dei loro dipendenti era di 25 corone a settimana. Nel 1942, alcuni di loro si unirono per presentare al sindaco un'istanza di revisione e le nuove norme stabilirono finalmente che i venditori di hot dog fossero lavoratori autonomi, con permessi individuali. Ecco perché la maggior parte dei chioschi che si incontrano in qualsiasi città della Danimarca si chiama come il suo attuale o storico proprietario: Lone's Sausages, John's Hotdog Deli, Harry's Place.
    Anche se ormai ne sono rimasti solo il 10% rispetto al boom del post Seconda Guerra Mondiale, ancora oggi i chioschi di hot dog sono una vera e propria istituzione culturale in Danimarca.
    Quale scegliere? Oltre al "ristet p›lse" (versione "classica" con una salsiccia infilata in un pezzo di pane con un buco al centro), da non perdere quello "con la coperta", ovvero avvolto nella pancetta e insaporito da salse, cipolle fritte e cetriolini sottaceto. E magari accompagnato anche da una bottiglia di Cocio, il tipico latte al cioccolato. Per i palati più raffinati, il ristorante stellato MeMu di Vejle ha vinto gli ultimi due campionati nazionali di hot dog. Nel 2019, la loro ricetta includeva mele affumicate, chorizo, salicornia locale in salamoia e maionese al peperoncino habanero. (ANSA).
   

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