L'insalata di riso regina del cibo da spiaggia

Coldiretti/Ixè, resistono parmigiana e lasagne

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Chiudi L'insalata di riso è il cubo che gli italiani preferiscono mangiare in spiaggia (fonte: Pixnio) (ANSA) L'insalata di riso è il cubo che gli italiani preferiscono mangiare in spiaggia (fonte: Pixnio)

L'insalata di riso è la regina dei 'cibi da spiaggia', che nonostante i divieti di tanti stabilimenti, qualcuno continua a gustare sotto l'ombrellone insieme ad altri piatti freschi come la macedonia o la caprese e, in alcuni casi, senza rinunciare perfino a frittata e lasagna. E' quando emerge dalla classifica stilata da Coldiretti/Ixè.

L'insalata di riso, con quella di pollo e di mare, sono preferite dal 28% degli intervistati, seguite dalla macedonia (scelta dal 20%) e dalla caprese a base di mozzarella e pomodoro (18%). C'è poi chi, nonostante il caldo, non riesce proprio a rinunciare alla più tradizionale frittata: che sia di verdure o di pasta, si aggiudica il 7% di fedelissimi. Analoga la percentuale di coloro che scelgono le polpette, mentre il 6% continua a preferire parmigiana e lasagne.

La classifica è un'ulteriore conferma di quanto il cibo sia importante nelle vacanze degli italiani. Secondo stime della Coldiretti, infatti, in Italia circa un terzo della spesa turistica è destinata pasti consumati in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialità enogastronomiche, per un importo complessivo stimato nel 2019 in oltre 27 miliardi l'anno.

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La Stazione Spaziale sull'Italia VIDEO

Il passaggio fotografato dalla Sardegna, mentre AstroLuca era in viaggio

Scienza & Tecnica Spazio & Astronomia
Chiudi La Stazione Spaziale sull'Italia,a alle 21.30 del 20 luglio. Luca Parmitano era in viaggio sulla Soyuz. Foto di Alessandro Bianconi, UAI (ANSA) La Stazione Spaziale sull'Italia,a alle 21.30 del 20 luglio. Luca Parmitano era in viaggio sulla Soyuz. Foto di Alessandro Bianconi, UAI

La Stazione Spaziale Internazionale è stata filmata alle 21.30 del 20 luglio mentre sorvolava l'Italia. Luca Parmitano in quel momento era ancora in viaggio sulla Soyuz, che si sarebbe agganciata solo alle 0048 del 21 luglio. Circa tre ore più tardi Astroluca sarebbe entraro nella grande casa-laboratorio in orbita a circa 400 chilometri dalla Terra.

A cattura questa bellissima immagine, dalla Sardegna, è stato Alessandro Bianconi, dell'Unione Astrofili Italiani (Uai)

ISS 2019.07.20 bis from Alessandro Bianconi on Vimeo.

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50 anni fa l'allunaggio, il 20 luglio 1969 alle 22.17, alle 4.56 il primo passo

Trump, torneremo sulla Luna poi andremo su Marte. Feste e countdown in tutto il Paese

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Il 20 luglio 1969 alle 22.17, 50 anni fa, il Lem sulla superficie lunare (ANSA) Il 21 luglio alle ore 4.56 il primo uomo camminava sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA) 50 anni fa, l'uomo sulla Luna (ANSA)

Il 20 luglio 1969 alle 22.17, 50 anni fa, il Lem sulla superficie lunare. Il 21 luglio alle ore 4.56 il primo uomo camminava sulla Luna LO SPECIALE

L'America celebra i 50 anni dello storico sbarco sulla luna con feste, gare e show ma mentre prepara il ritorno già guarda a Marte rilanciando la corsa allo spazio. "La mia amministrazione è impegnata a ristabilire il predominio e la leadership della nostra nazione nello spazio per i secoli a venire. Ho ordinato alla Nasa di mandare il prossimo uomo e la prossima donna sulla Luna e di fare il prossimo balzo gigante, inviare americani su Marte", ha annunciato Donald Trump nel suo messaggio per l'anniversario, riconfermando l'obiettivo di tornare sulla luna in cinque anni. "Pochi momenti nella storia americana hanno diffuso più orgoglio della missione dell'Apollo 11, quando Neil Armstrong, insieme a Buzz Aldrin, piantò la nostra meravigliosa bandiera sulla superficie della luna il 20 luglio 1969", ha detto il presidente, che ieri aveva ricevuto nello studio Ovale i famigliari di Armstrong (morto nel 2012), lo stesso Aldrin e Michael Collins: i tre membri dell' equipaggio.

"L'allunaggio fu una dimostrazione spettacolare dell'abilità tecnica americana e della leadership spaziale, e servì come durevole esempio di quello che può essere realizzato, di fronte a sfide incredibili, dal cuore, dal coraggio e dalla determinazione americana". Anche Barack Obamaa ha reso omaggio alla ricorrenza, twittando che "noi in America non temiamo il futuro, lo abbracciamo". Gli Usa stanno cercando di recuperare anni di ritardi e fallimenti nell'esplorazione spaziale. Dal 2011, anno in cui è terminato il servizio dello Space Shuttle, la vecchia Soyuz russa è ancora l'unico veicolo spaziale in grado di trasportare gli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale, come ha fatto sabato lanciata dal cosmodromo kazako di Baikonur (nell'equipaggio anche il nostro Luca Parmitano). E la capsula Crew Dragon della SpaceX di Elon Musk per far "volare di nuovo astronauti americani, su razzi americani, dal suolo americano" non ha ancora ottenuto la certificazione finale, dopo l'ultimo incidente di aprile in un test a terra. Intanto Aldrin si è ritrovato con il figlio di Armstrong e con il vicepresidente Mike Pence al Kennedy Space Center di Cape Canaveral, Florida, per visitare la rampa di lancio 39A dello storico volo sulla luna. Le code delle auto per accedere al complesso erano lunghe chilometri.

Ma sono state molte le città che hanno reso omaggio alla leggendaria missione di 50 anni fa. A Wapakoneta, Ohio, nella città natale di di Armstrong, oltre 2000 persone hanno partecipato ad una serie di gare denominate ""Run to the Moon", mentre venivano serviti "cinnamoon pankakes" e "buckeye on the moon sundaes", specialità locali che sfruttano il gioco di parole con la luna. A New York, a causa di un caldo torrido eccezionale, un party "moon-landing" e' stato trasferito da Times Square in un hotel, dove i partecipanti hanno incontrato l'astronauta Winston Scott mentre uno schermo gigante rievocava il lancio del razzo Saturn V con l'equipaggio dell'Apollo 11. La Nasa ha mandato in onda in tv due ore di show ricordando non solo l'impresa di mezzo secolo fa ma anche il suo futuro programma lunare Artemide, svelandone il nuovo logo. Festa anche nel centro di controllo spaziale di Houston, dove c'era Walter Cunningham, astronauta dell'Apollo 7. Il servizio postale Usa invece ha emesso un francobollo con la dicitura "1969: First Moon Landing". Nella capitale, infine, Washington Monument illuminato di sera per essere trasformato nel razzo Saturn V, simulando con un gioco di luci lo storico lancio. E in tutta l'America countdown nel momento esatto in cui la navicella atterro' sulla luna (le 16.17 locali, le 22.17 in Italia) e Armstrong vi poso' il piede (22.56 locali, le 4.56 in Italia).

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A Woodstock, 50 anni dopo concerto

Una cartello e un museo ricordano i tre giorni di pace e amore

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BETHEL - 'Tra il venerdì pomeriggio del 15 agosto e la mattina del 18 agosto del 1969, oltre 400mila giovani si riunirono qui su questa collina per far parte di uno degli eventi cruciali degli anni '60, Woodstock'. Ciò che resta mezzo secolo dopo il concerto che cambiò la storia della musica è un cartello con queste parole posto all'inizio della spianata dove si tenne l'evento rock più famoso della storia. Siamo a Bethel, cittadina a circa 160 km da New York, dove quasi mezzo milione di giovani per tre giorni visse l'illusione di vivere in un mondo all'insegna della pace, dell'amore e della musica. Il concerto non si svolse fisicamente a Woodstock come programmato dagli organizzatori per protesta da parte dei residenti bensì nella vicina Bethel. Cinquant'anni dopo il concerto resta una spianata silenziosa dove solo l'immaginazione può portare la mente a quei tre giorni di musica suonata dal pomeriggio alla mattina successiva durante i quali quel popolo, identificato come hippie, ballava, cantava e si sballava. Tuttavia nonostante la maggior parte di quel popolo, musicisti compresi, fosse sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, non si verificarono incidenti. Chi si reca sui luoghi di Woodstock viene qui anche per sognare e riesce a far parte di quel sogno visitando il museo a pochi metri distante, (Bethel Woods center or the Arts) dove foto, oggetti, video riproducono quel momento. Esposto, tra le altre cose, l'annuncio di quei tre giorni, '3 Days of Peace & Music' si legge e acconto le date, 15, 16 e 17 agosto con il line-up degli artisti. Sul palco Joan Baetz, Santana, The Who, Joe Cocker, Jimi Hendrix, solo per citarne alcuni. "Forse è un commento sulla musica di oggi - si legge su un cartello che recita una dichiarazione di uno dei partecipanti - che queste band degli anni '60 vanno ancora in tournée, suonano ancora dal vivo e fanno tutto esaurito, hanno ancora un impatto sui 50enni così come sui 20enni". Lungo le pareti i volti di tanti giovani artisti, all'epoca poco conosciuti, e che poi hanno fatto la storia del rock. Un filmato mostra l'assolo alla chitarra di Jimi Hendrix dell'inno nazionale americano 'Star Spangled Banner'. Una performance passata alla storia perché fu una forma di protesta contro la cosiddetta 'gloria americana' che l'inno rappresenta. Al museo di Bethel a ricordare Woodstock c'e' anche la mostra 'We are Golden', una riflessione sui 50 anni del festival e su ciò che la gioventù del 1969 voleva dal mondo. Infine il ricordo di Woodstock si snoda anche lungo il 'Bindy Bazaar', il percorso a serpeggio dove i venditori ambulanti si posizionarono con i loro banchetti per vendere merce. (ANSA)

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In Wisconsin con gli indiani d’America nel covo di Al Capone

A Couderay. Compound con 10 edifici immerso nel verde

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WISCONSIN - Immerso nel verde della foresta e con vista sul lago c'è un compound che durante gli anni del proibizionismo ha avuto come proprietario colui che è considerato il simbolo del gangsterismo americano, Al Capone. Al Capone Hideout (il rifugio di Al Capone), così come viene chiamato, si trova a Couderay a circa una mezzora dalla cittadina di Hayward, in Wisconsin. La zona è anche territorio indiano, in particolare appartiene alla tribù Lac Courte Oreilles. Durante gli anni venti e trenta, appunto in pieno proibizionismo, il verde Wisconsin nonché terra dei Grandi Laghi era il nascondiglio ideale per i gangster di Chicago, che da qui riuscivano a gestire indisturbati i loro traffici. Il rifugio di Al Capone era inizialmente composto da dieci alloggi che davano l'idea di una fortezza. L'alloggio principale sorge su una collinetta con lago privato il quale probabilmente serviva per far atterrare gli idroplani carichi di whiskey canadese. Il compound comprende anche alloggi per la servitù, per l'autista di Al Capone oltre ad un granaio, un canile e ciò che secondo alcuni era una prigione che il mafioso americano avrebbe usato per i suoi nemici. Al Capone non era tuttavia nemico delle tribù indiane locali. Secondo documenti forniti all'ANSA dal Lac Courte Oreilles History Club, c'era un legame di mutuo rispetto e sostegno. "Gli indiani - si legge nel documento - facevano da guida (per la pesca, ndr) all'entourage di Al Capone mentre le loro donne si occupavano della pulizia del rifugio e facevano il pane. Il gangster avrebbe persino aiutato finanziariamente una parrocchia in difficoltà. "Al Capone - si legge ancora nel documento - trattava bene la tribù di Lac Courte Oreilles". Oltre al rifugio di Al Capone il Wisconsin è la terra di undici tribù di nativi d'America, Red Cliff Band of Lake Superior Chippewa, St. Croix Band of Chippewa Indians, Oneida Nation, Menominee Indian Tribe, Lac du Flambeau Band of Lake Superior Chippewa, Lac Courte Oreilles Band of Lake Superior Chippewa, Bad River Band of LakeSuperior Chippewa, St. Croix Band of Chippewa Indians of Wisconsin, solo per citarne alcune, e le cui riserve offrono una varietà di attrazioni sia paesaggistiche che culturali, oltre a casinò, distillerie e birrerie. Tra questi il Legendary Water Casino, Lake of Torches, Sevenwinds, Copper Crow.
    Le bellezze naturali sono sia a livello di parchi, come Frog Bay Tribal National Park e a livello di acque. Un must fare un giro in barca lungo il Lake Chippewa conosciuto anche come Chippewa Flowage oppure una tappa sull'isola di Madeline sul lago Superiore e per centinaia di anni abitata dalla tribù La Pointe di Lake Superior Chippewa. Sull'isola si trova anche un importante museo con la storia e le attività delle tribù indigene. Se si visita lo stato nel mese di giugno, si può toccare con mano un pezzo di cultura indigena attraverso il festival Strawberry Moon e Powwow. Il festival celebra l'inizio della stagione estiva ed in cui la luna piena ha un colore rossiccio, proprio come una fragola. Il Powwow è invece un evento in cui si riuniscono i nativi d'America. E' caratterizzato da canti, danze in cui le tribù indigene, con i loro abiti tradizionali, onorano la loro cultura.
    https://natow.org, https://www.aianta.org. 

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Trovato per la prima volta un nido di tartaruga Caretta sulle spiagge di Grosseto

Biologi scoprono traccia esemplare femmina e mettono area sicura

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Chiudi Trovato per la prima volta un nido di tartaruga Caretta a Grosseto (ANSA) Trovato per la prima volta un nido di tartaruga Caretta a Grosseto

Per la prima volta sulla costa della provincia di Grosseto è stato ritrovato un nido di tartaruga marina tipo Caretta caretta sulla spiaggia delle Marze, a Marina. Personale del Centro recupero tartarughe Marine di Grosseto TartAmare è intervenuto per verificare la traccia e la presenza delle uova e per coordinare le operazioni di messa in sicurezza del sito. Un fenomeno prezioso, viene spiegato, perché solo di recente la Toscana è stata scelta da questi esemplari come meta sistematica per deporre le uova. I ricercatori stanno indagando le cause di questo cambiamento di abitudini.

Durante uno di questi monitoraggi che è stata avvistata la lunga traccia lasciata nottetempo da una grossa femmina uscita dal mare e risalita fino al piede della duna che si trova in quel tratto di costa dell'arenile grossetano. Per le caratteristiche e la fragilità della modalità riproduttiva di questi animali, l'intervento umano è provvidenziale: il nido viene messo in sicurezza e recintato, viene segnalato e monitorato con passaggi quotidiani dai ricercatori di TartAmare e dagli uomini della Guardia Costiera. Il team del Centro Recupero Tartarughe Marine, che è partner dell'Osservatorio Toscano per la Biodiversità, seguirà per la Regione Toscana e per il Comune di Grosseto tutte le fasi dello sviluppo fino alla schiusa ed all'ingresso in mare dei piccoli, previsto tra il 10 ed il 15 settembre.

Durante questo presidio i biologi di tartAmare saranno presenti sulla spiaggia del nido per dare le relative informazioni scientifiche. 

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Su Twitter tanti auguri ad Astroluca

Da Jovanotti a Leo Ortolani, che gli dedica una vignetta

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Chiudi La vignetta che Leo Ortolani dedica su Twitter all'astronauta Luca Parmitano (ANSA) La vignetta che Leo Ortolani dedica su Twitter all'astronauta Luca Parmitano

"Buon volo Comandante!!!": così Lorenzo Jovanotti ha fatto su Twitter gli auguri all'astronauta Luca Parmitano, nel giorno della partenza della sua seconda missione, Btond, nella quale sarà comandante della Stazione Spaziale. "Grazie Jova", ha risposto l'astronauta dell'Agenzia Spaizale Europea (Esa). "Nessuna paura di cadere. Solo voglia di volare. Meravigliosa vertigine", ha aggiunto.

Auguri di "buon viaggio e buon lavoro.... e buon anniversario" da Leo Ortolani, che accompagna il messaggio con vignetta nella quale AstroLuca ha due singolari compagni di viaggio. "20 luglio 2019! In occasione del 50/0 dal primo sbarco lunare, l'astronauta Luca Parmitano torna sulla Stazione Spaziale Internazionale".

Il fisico Roberto Battiston, ex presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi) scrive all'astronauta: "è una grandissima soddisfazione assistere al tuo lancio e all'inizio della missione Beyond". Aggiunge, poi, riferendosi alla passeggiata spaziale nella quale Parmitano dovrà modificare il cacciatore di antimateria Ams, l'esperimento al quale Battiston ha contribuito con il Nobel Samuel Ting: "Quanta Italia in questa tua missione: Comandante italiano della ISS, esperto nelle EVA per la riparazione del Cacciatore di Antimateria AMS-02, facciamo il tifo per te!".

AstroLuca, nel frattempo, continua a dare aggiornamenti via Twitter: "controllo finale della tenuta delle tute pressurizzate Sokol. È un promemoria - si legge - che quel che facciamo può essere pericolose, ma ci terranno al sicuro e, per così dire, eleganti in rotta verso la #ISS. Quando chiudo la visiera del casco, cancello ogni altro pensiero dalla mente".

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Tiramisù world cup 2019, torna la sfida più golosa dell'anno

Tema di quest'anno è lo "Spritz time", classico momento dell'aperitivo

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Chiudi Tiramisu non convenzionale con l'aggiunta di frutta alla tradizionale ricetta che prevede savoiardi, mascarpone, uova, zucchero, caffè e cacao (fonte: Tiramisù World Cup 2019) (ANSA) Tiramisu non convenzionale con l'aggiunta di frutta alla tradizionale ricetta che prevede savoiardi, mascarpone, uova, zucchero, caffè e cacao (fonte: Tiramisù World Cup 2019)

ROMA - A colpi di mascarpone, savoiardi, uova, zucchero e caffè, torna la sfida più golosa dell'anno: la Tiramisù World Cup 2019 (TWC). Giunta alla sua terza edizione, quest'anno la manifestazione avrà come tema lo "spritz time", il classico momento dell'aperitivo nel Nord-est italiano.

La TWC conta già centinaia di appassionati chef da tutto il mondo (rigorosamente non-professionisti), che si stanno allenando per sfidarsi nella preparazione del Tiramisù dalla ricetta originale: savoiardi, mascarpone, uova, zucchero, caffè e cacao; o del Tiramisù creativo (con la possibilità di aggiungere fino a tre prodotti e di sostituire il biscotto).

Le tappe dell'edizione 2019 saranno: Friuli Venezia Giulia, 21-22 settembre; City2 e Hilton Grand Place Brussels di Bruxelles, 11-12 e 14 ottobre; Treviso (1-2 novembre); Grand Final in centro a Treviso il 3 novembre 2019.

Molte le novità di quest'anno, a cominciare dalla tematica: lo "spritz time", inteso come aperitivo, è "uno dei momenti più attesi delle nostre giornate", ha illustrato Francesco Redi di Twissen, ideatore e organizzatore della rassegna, "ecco allora l'idea di condividere questo momento con chi viene a Treviso per la TWC, com'è d'abitudine quando si accolgono gli amici". "Una grande sorpresa aspetta inoltre i vincitori di quest'anno: chi verrà incoronato "Campione TWC 2019" volerà a Curitiba, Paraná, in Brasile. Lì, a novembre, i due Campioni saranno ospiti e protagonisti della "Settimana della Cucina Italiana nel mondo", evento promosso dal Ministero degli Esteri in tutte le Ambasciate del Mondo. Per questo, ringraziamo il Console Generale d'Italia a Curitiba, Raffaele Festa, e il Presidente del Centro Europeu, Carlos Sandrini, per l'importante appoggio e collaborazione", ha detto ancora Redi.

Le iscrizioni alla gara sono aperte (www.tiramisuworldcup.com).

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Clima, firmata la carta per la difesa del ghiacciaio Adamello

A 3.000 metri da rettori e delegati delle università italiane

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Chiudi Clima, firmata la carta per la difesa del ghiacciaio Adamello (ANSA) Clima, firmata la carta per la difesa del ghiacciaio Adamello

TRENTO - La Rete delle Università sostenibili, il Club alpino italiano e il Comitato glaciologico italiano hanno firmato oggi la "Carta dell'Adamello" in difesa del clima. Una delegazione formata da rettori, prorettori e delegati delle università italiane è salita a piedi a 3.000 metri di quota sul ghiacciaio dell'Adamello, simbolo dei danni climatici, il cui spessore in 15 anni è diminuito di 24 metri.

La dichiarazione impegna le istituzioni aderenti a collaborare con la società civile per combattere il riscaldamento globale attraverso la formazione degli studenti, lo sviluppo di ricerche finalizzate allo sviluppo sostenibile e la sensibilizzazione della cittadinanza.

L'evento 'Climbing for Climate' è stato organizzato dal Centro di ricerca e documentazione per l'Agenda dello Sviluppo sostenibile 2030 dell'Università di Brescia. 

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AstroLuca verso il lancio. DIRETTA dalle 17,30

La partenza della missione Beyond alle 18,28 da Baikonur

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Chiudi Il selfie che Luca Parmitano ha scattato insieme ai colleghi, con la Soyuz che li porterà sulla Stazione Spaziale. Sa sinistra: Drew Morgan della Nasa,, Alexander Skvortsov della Roscosmos e Parmitano dell'Esa (fonte: GCTC-A.Shelepin) (ANSA) Il selfie che Luca Parmitano ha scattato insieme ai colleghi, con la Soyuz che li porterà sulla Stazione Spaziale. Sa sinistra: Drew Morgan della Nasa,, Alexander Skvortsov della Roscosmos e Parmitano dell'Esa (fonte: GCTC-A.Shelepin)

Astroluca si prepara al lancio: nella base di Baikonur (Kazakhstan) dalla quale la partenza è prevista alle 18,28 italiane, Luca Parmitano ha appena lasciato l'hotel dei cosmonauti, diretto all'edificio in cui l'equipaggio farà gli ultimi controlli medici e indosserà le tute.

"Prima fermata: edificio 254. Il pensiero tende a tornare ai saluti scambiati poco fa, alle mie figlie, agli amici. Emozioni, tante, ma positive - la mente è focalizzata", ha scritto Parmitano, astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e tenente colonnello dell'Aeronautica Militare Italiana.

 

Nella base russa di Baikonur (Kazakhstan), dove la Soyuz MS-13 è già pronta sulla rampa di lancio, Parmitano è pronto ad affrontare la missione che in dicembre lo vedrà al comando della Stazione Spaziale, primo italiano e terzo europeo a rivestire questo ruolo. La diretta in streaming del lancio si può seguire su ANSA Scienza e Tecnica a partire dalle 17,30

 

 

In queste ore AstroLuca sta affrontando sia gli ultimi preparativi, sia gli immancabili riti, d'obbligo per qualsiasi astronauta parta dalla Baikonur. Lui e i suoi compagni di equipaggio, l'americano Andrew Morgan e il russo Alexander Skvortsov hanno rispettato la tradizione, basata sui gesti che Yuri Gagarin fece alla vigilia della missione che il 12 aprile 1961 fece di lui il primo uomo nello spazio. Il rituale comincia in realtà qualche giorno prima della partenza, a Mosca, quando gli astronauti che si preparano al lancio depongono quattro garofani rossi sulla tomba di Gagarin.

Una volta giunti a Baikonur, l'appuntamento è nel cosiddetto 'giardino dei cosmonauti', dove ogni albero è stato piantato in onore di una missione spaziale. La sera prima del lancio è d'obbligo guardare il film 'Il sole bianco del deserto', girato a metà degli anni Sessanta da Anatoly Kuznestov.

Al momento di lasciare l'hotel dei cosmonauti, poi, ogni membro dell'equipaggio lascia la firma sulla porta della stanza in cui ha dormito e, una volta scesi nella hall, c'è la benedizione del Pope. L'ultimo dei riti avviene senza testimoni, quando gli astronauti fanno una sosta lungo la strada verso la rampa di lancio per fare pipì contro la ruota del pullman, così come hanno fatto in passato tutti i loro predecessori.

 

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Luca Parmitano è a bordo della Stazione Spaziale

Comincia l'avventura della missione Beyond

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Chiudi Luca Parmitano con l'equipaggio della Stazione Spaziale subito dopo l'arrivo a bordo (fonte: ESA) (ANSA) Luca Parmitano con l'equipaggio della Stazione Spaziale subito dopo l'arrivo a bordo (fonte: ESA)

 E' arrivata in sei ore sulla Stazione Spaziale Internazionale la Soyuz MS-13 con a bordo l'astronauta Luca Parmitano sulla Stazione Spaziale Internazionale. Per l'astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa),  con l'americano Andrew Morgan e il russo Alexander Skvortsov, comincia così la missione Beyond, "Oltre", nella seconda parte della quale sarà al comando, primo italiano e terzo europeo ad avere questo ruolo. AstroLuca dovrà inoltre affrontare delle passeggiate spaziali ed eseguire esperimenti volti a preparare l'uomo ai lunghi viaggi verso Luna e Marte.

Perfetta manovra di aggancio alla Stazione Spaziale
La capsula Soyuz si è agganciata al modulo russo Zvezda della Stazione Spaziale alle 00,49. A bordo ci sono l'italiano Luca Parmitano, dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), l'americano Andrew Morgan della Nasa e il russo Alexander Skvortsov della Roscosmos. Si è concluso così il viaggio di sei ore iniziato con il lancio della missione Beyond. Tra circa due ore, necessarie per le operazioni di controllo, gli astronauti potranno entrare nella Stazione Spaziale e incontrare i colleghi Aleksej Ovčinin, Nick Hague e Christina Koch.

Gli astronauti entrati nella Stasione Spaziale poco dopo le 3,00
L’astronauta Luca Parmitano è a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. E’ entrato insieme ai suoi compagni di equipaggio, l'americano Andrew Morgan e il russo Alexander Skvortsov, a circa due ore dall’aggancio della Soyuz.



 Il primo a entrare nella Stazione Spaziale è stato il comandante della Soyuz Skvortsov, dell'agenzia spaziale russa Roscosmos; subito dopo è stata la volta di Morgan, della Nasa e quindi di AstroLuca. Abbracci e saluti con i colleghi che li aspettavano a bordo, l'attuale comandante Aleksej Ovčinin e gli americani Nick Hague e Christina Koch. Adesso tutti insieme costituiscono l'equipaggio a sei della Expedition 60.
Immediatamente dopo i saluti dell'equipaggioi, è stata la volta del collegamento con famiglia e amici, che avevano seguito le lunghe fasi dell'aggancio e dell'apertura del portello dal grande schermo del Centro di controllo di Mosca.

Per Luca Parmitano, come sempre sorridente anche se un po' provato dal viaggio, i saluti della moglie Kathryn e delle figlie Sara e Maia, di 12 e nove anni, gli auguri del direttore generale dell'Esa Jan Woerner e quelli dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi). "E' fantastico essere qui", ha detto a tutti AstroLuca. 

Con un lancio spettacolare, commentato dal Centro di Controllo di Mosca dal collega Paolo Nespoli, Luca Parmitano ha cominciato così la sua nuova avventura fra le stelle. Il lancio, informa l'Esa, è avvenuto regolarmente e tutto sta procedendo come previsto.



Il viaggio verso la Stazione Spaziale Internazionale durerà sei ore e di conseguenza l'arrivo è previsto quando in Italia sarà passata la mezzanotte. Due ore più tardi l'astronauta e i suoi compagni di equipaggio potranno aprire il portello che li separa dalla stazione orbitale e salutare i compagni di equipaggio: l'attuale comandante Aleksej Ovčinin e gli americani Nick Hague e Christina Koch. Poco dopo il collegamento con il Centro di Controllo di Mosca, dove gli astronauti potranno di nuovo salutare la famiglia. Comincia così una missione nella quale Luca Parmitano diventerà il primo italiano e il terzo europeo al comando della Stazione Spaziale, dopo il tedesco Alexander Gerst e il belga Frank De Winne. Lo aspettano anche nuove passeggiate spaziali, ma quante saranno si saprà soltanto in autunno.

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Parata di auto da film al National Motor Museum di Beaulieu

Dalla XKR di 007 alla Humber 8 hp di Chitty Chitty Bang Bang

Motori Attualità
Chiudi Jaguar XKR (ANSA) Jaguar XKR

Sarà un'estate all'insegna delle vetture rese celebri dai film quella del 2019, al National Motor Museum di Beaulieu. Il museo britannico dell'auto, infatti, propone dal 20 luglio al primo settembre un'interessante mostra dedicata alle star a quattro ruote del cinema e della TV.

Tra le principali protagoniste della rassegna di Palace House ci sono la Jaguar XKR utilizzata dall'agente segreto 007 nel film La morte può attendere, girato da Lee Tamahori nel 2002 e la particolare Humber 8 hp della pellicola Chitty Chitty Bang Bang del 1968. Da citare anche la simpatica tre ruote Reliant Regal Supervan della serie britannica Only Fools and Horses, una rara Amphicar convertibile del 1960 e una Standard Ten Gold Star.

Situato a New Forest, nell'Hampshire, a pochi chilometri di distanza da Southampton, il museo è parte di un parco tematico dei motori che include diverse attrazioni, tra cui alcune delle vetture protagoniste della serie televisiva Top Gear, e che per tutta l'estate amplierà la sua offerta con manifestazioni e concorsi tematici.

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La Luna, un trampolino verso Marte

La stazione lunare Gateway banco di prova per andare più lontano

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Chiudi Rappresentazione artistica della stazione spaziale Gateway, nell'orbita lunare (fonte: NASA) (ANSA) Rappresentazione artistica della stazione spaziale Gateway, nell'orbita lunare (fonte: NASA)

La Luna promette di diventare un trampolino per un balzo ancora più significativo di quello fatto da Neil Armstrong 50 anni fa. "Sarà un avamposto verso Marte", ha detto l'amministratore capo della Nasa, Jim Bridenstine. "Siamo pronti a riportare astronauti sulla Luna, stavolta per restarci. Impareremo a vivere lontano dalla Terra e useremo quello che avremo imparato per mandare astronauti su Marte", ha aggiunto.

Il primo passo sarà la stazione lunare Gateway, per la cui costruzione il governo degli Stati Uniti ha stanziato quasi 23 miliardi di dollari per il 2020. "La Nasa sta studiando l'evoluzione ottimale di Gateway per portare una coppia di astronauti americani sulla Luna entro il 2024", ha detto Gabriele Mascetti, responsabile volo umano spaziale dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi). Il piano è lanciare il primo nucleo della stazione entro il 2022.

Intanto la corsa a Marte è già partita e all'inizio del 2021 si prevede un grande traffico nel cielo marziano. Nel 2020 è prevista la missione ExoMars 2020, dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) e della russa Roscosmos, destinata a cercare tracce di vita perforando per la prima volta il suolo marziano fino alla profondità di due metri con un trapano italiano.

Nello stesso anno la missione Mars2020 della Nasa dovrà prelevare campioni di suolo e rocce per lasciarli sul pianeta in attesa che la futura missione Mars Sample Return li recuperi per portarli a Terra nel 2026-2027. La missione, allo studio di Nasa ed Esa, "sarà la prima a testare la possibilità di un viaggio di andata e ritorno su Marte. Un passo - ha concluso Mascetti - verso un futuro sbarco umano".

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Apollo 11, la cronaca dello sbarco sulla Luna

Quel 20 luglio di 50 anni fa

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Chiudi L'astronauta Buzz Aldrin nella missione Apollo 11, davanti a lui il modulo di allunaggio Eagle (fonte: NASA) (ANSA) L'astronauta Buzz Aldrin nella missione Apollo 11, davanti a lui il modulo di allunaggio Eagle (fonte: NASA)

Con i suoi 110 metri di altezza, un diametro di dieci metri e un peso di oltre 2.000 tonnellate, il Saturno V era un gigante silenzioso sulla rampa di lancio 39A del Kennedy Space Center a Cape Canaveral; la navetta Apollo 11 era rannicchiata sulla sommità e a bordo c'erano il comandante Neil Armstrong, il pilota del modulo di comando Michael Collins e il pilota del modulo lunare, Edwin Aldrin, più noto come Buzz. Il lancio avvenne in perfetto orario mercoledì 16 luglio 1969 e sabato 19 luglio la capsula con i tre uomini era nell'orbita lunare.

"Se la missione Apollo 11 avrà successo, l'uomo realizzerà il sogno, inseguito a lungo,di camminare su un altro corpo celeste", aveva annunciato la Nasa presentando la missione che avrebbe portato l'uomo sulla Luna. Domenica 20 luglio, mentre Collins restava sul modulo di comando, il "Columbia", Armstrong e Aldrin entravano nel modulo di atterraggio lunare, il Lem, chiamato "Aquila".

Dopo aver percorso 13 orbite lunari, i due moduli si separarono e Aquila accese i motori per cominciare la discesa. In tutto il mondo circa 700 milioni di persone seguivano dalle tv ogni fase della missione col fiato sospeso. Mentre il modulo Aquila sorvolava la zona rocciosa del Mare della Tranquillità, Armstrong decideva di passare ai comandi manuali e alle 22,17 (ora italiana) comunicava al centro di controllo: "Houston, qui il Mare della Tranquillità, Aquila è atterrata".

Per indossare le tutte e prepararsi a uscire furono necessarie tre ore e mezzo, poi la depressurizzazione e infine Armstrong aprì il portello e cominciò a scendere dalla scaletta del Lem. Arrivato all'ultimo gradino scoprì la targa sulla quale erano incise le immagini dei due emisferi della Terra, le tre firme dell'equipaggio e quella dell'allora presidente Richard Nixon: "Qui nel luglio 1969 misero per la prima volta piede sulla Luna uomini venuti dal pianeta Terra. Siamo venuti in pace per l'intera umanità". Quindi Armstrong pronunciò la frase più celebre dell'era spaziale: "è un piccolo passo per un uomo, un balzo da gigante per l'umanità".

Dopo 18 minuti scese Aldrin. "Quell'esperienza è stata così breve e abbiamo lavorato a un ritmo così serrato che quasi tutti i miei ricordi li devo alle foto e ai video", racconterà il secondo uomo sceso sulla Luna a distanza di molti anni. Indimenticabili anche le immagini delle prove che i due uomini, protetti dalle grandi tute bianche e dai caschi: piccoli passi, brevi corse e saltelli per scoprire l'andatura ideale per la debole gravità lunare, circa un sesto di quella terrestre. Nelle due ore e mezza trascorse sul suolo lunare Armstrong e Aldrin raccolsero 22 chilogrammi di rocce e alzarono la bandiera americana, tenuta dispiegata da un'asta orizzontale.

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All'alba nella Valle dei Templi tra dei ed eroi

Agrigento, nuovi percorsi nel Parco Patrimonio Umanità

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Chiudi Agrigento, gli attori lasciano la valle dei templi (Foto Parco Archeologico) (ANSA) Agrigento, gli attori lasciano la valle dei templi (Foto Parco Archeologico)

  VALLE DEI TEMPLI -  Il bagliore del fuoco che Prométeo rotea fiero intorno a sé rischiara di colpo gli ultimi lembi della notte. Poco più in là, davanti al tempio di Giunone, Cassandra offre libagioni alla dea e racconta mesta la sua storia di indovina destinata a non essere mai creduta. Con l'estate tornano nel Parco dei Templi di Agrigento le visite all'alba e quest'anno nel percorso patrimonio dell'Umanità irrompe il teatro, con gli dei e gli eroi del mito chiamati a raccontare i drammi e le storie della Grecia da cui provenivano gli abitanti dell'antica Akragas. Gli stessi miti e le favolose storie che si ritrovano, stupefacenti, nelle decine e decine di vasi, anfore, boccali che affollano il museo Griffo  al limitare del parco, un gioiello di architettura anni Sessanta incastonato ad arte nel chiostro medievale della chiesa di san Nicola.
    Dal VI secolo a.C. ad oggi, dalle epoche gloriose della colonia greca capace di costruire edifici colossali e di dominare i commerci, fino ai tempi nostri, passando per la città cristiana che sotto quei templi e negli anfratti di quelle mura seppellì i suoi primi morti, la collina e la valle di Agrigento si disvela e si racconta, srotola una storia che per qualche ora si fa emozione, luce, colore, voce.

L'appuntamento con gli archeologi e le guide del Parco è alle cinque del mattino, la passeggiata lungo l'antica strada che congiunge i due templi maggiori si fa a gruppi ognuno con la sua guida che aiuta nella scoperta di quella che fu la zona sacra dell'insediamento greco, costruita dai coloni arrivati dalla lontana Gela (e in parte anche da Rodi) non più con il marmo come ad Atene bensì con la sabbiosa pietra locale. "Proprio per questo i templi venivano intonacati e poi dipinti con uno stucco bianco al quale era mescolata polvere di marmo per renderli lucenti come pietra, mentre i colori, probabilmente blu, rosso e tocchi di giallo venivano usati per il frontone, i capitelli, i collari delle colonne", racconta uno dei giovani archeologi di Coopculture, la società che gestisce i servizi offerti dal Parco archeologico, dalla biglietteria alle visite guidate, dai bookshop con libri specializzati e prodotti dell'artigianato locale ai percorsi. Il discorso viene interrotto da Paride costretto a scegliere la più bella tra Era, Afrodite e Atena; e poi da Edipo accecato dalla sua tragedia, Ulisse che si strappa dalle braccia della maga Circe, Andromaca che piange l'amato Ettore.

Il teatro si confonde con la vita, le voci e i canti degli attori della Casa del Musical - tutti ragazzi siciliani diretti da Marco Savatteri - rendono vivi i monumenti, mano mano che la luce del giorno avanza. Qua e là lungo il percorso, la ricostruzione fedele delle macchine che servivano ai coloni per sollevare gli enormi massi, offre lumi anche sulle tecniche di costruzione.

Il gran finale davanti al maestoso tempio della Concordia, intero e colossale quasi come doveva apparire nel 430 a.C. per volere del tiranno che lo aveva voluto a simbolo del suo potere, monito per le ambizioni della vicina Selinunte. Insieme al Partenone è il tempio dorico meglio conservato al mondo, forse anche perché secoli più tardi un vescovo cristiano, Gregorio, lo fece trasformare in una chiesa e gli agrigentini continuarono ad usarlo. A giugno, per la prima volta, è stato il palcoscenico della sfilata di Dolce e Gabbana che si dice abbia reso al comune e al Parco un cachet milionario in cambio di una esclusiva che ha creato qualche malumore tra la popolazione. Tant'è, di quelle serate super glam rimane il pavimento flottante in legno, che rende provvisoriamente calpestabile l'interno del grande tempio, e una passerella per accedervi. Il parco ha annunciato l'intenzione di mantenerli fino a settembre per consentire anche al pubblico dei suoi visitatori la magica visione del tempio dall'interno, dove ancora si percepiscono le tracce della sua trasformazione in chiesa.

Le visite all'alba si ripeteranno il 28 luglio e poi nelle quattro domeniche di agosto, ma per chi preferisce ci sono anche i percorsi al tramonto (tutti i giorni fino al 15 settembre) e poi l'esplorazione guidata nelle catacombe. Un nuovo magico percorso, con una passeggiata dolce tra distese di mandorli e pistacchi, collega la collina dei templi agli scavi archeologici che negli ultimi anni hanno portato alla luce un quartiere romano di epoca ellenistica e proprio di recente i resti del teatro. Da lì basta alzare gli occhi e con il portale della chiesa di San Nicola l'atmosfera si fa medievale. Tra cespugli di capperi e di gerani la storia continua a srotolare le sue sorprese.
   

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Luna, dopo 50 anni l'eredità dell'Apollo 11

Si prepara il ritorno, guardando a Marte

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Chiudi Apollo 11, 'selfie' di Buzz Aldrin con Neil Armstrong (Foto: NASA - Project Apollo Archive) (ANSA) Apollo 11, 'selfie' di Buzz Aldrin con Neil Armstrong (Foto: NASA - Project Apollo Archive)

Sono passati 50 anni, ma il richiamo della Luna è più vivo che mai. Alle 22.17 italiane del 20 luglio 1969 l'Apollo 11 portava a termine la prima parte della missione: il modulo lunare toccava il suolo e alle 4.56 il comandante Neil Armstrong diventava il primo uomo a toccare il suolo lunare. Lo seguì a breve il collega Buzz Aldrin, mentre Mike Collins è rimasto in orbita ad aspettare i colleghi per riportarli a Terra.

Quella missione memorabile, durata 21 ore e 36 minuti, ha riportato a Terra le prime rocce lunari, quasi 22 chilogrammi, le prime di una lunga serie che per decenni ha impegnato moltissimi ricercatori, anche italiani. Nel tempo quelle rocce hanno raccontato la storia del nostro satellite, nato dall'impatto catastrofico della Terra con un pianeta delle dimensioni di Marte chiamato Theia. Le 339 foto a colori scattate dagli astronauti dell'Apollo 11 hanno fatto conoscere la Luna come nessuno l'aveva mai vista e, soprattutto, hanno mostrato la Terra che sorgeva all'orizzonte: una piccola sfera azzurra.

La missione faceva parte di un programma nato da una corsa allo spazio fra Stati Uniti e Unione Sovietica senza risparmio di colpi nata e alimentata nel pieno della guerra fredda. A spingerla, però, non era stata soltanto la competizione. "Quando l'uomo decide di impegnarsi per ottenere un risultato importante, tecnologico e di conquista, riesce a farlo" e la missione Apollo 11 lo ha dimostrato, ha osservato il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Giorgio Saccoccia. L'ultimo uomo a camminare sulla Luna è stato Eugene Cernan, il 7 dicembre 1972, con la missione Apollo 17: da allora l'uomo non è più tornato, ma nello spazio sono accadute molte cose. Fra gli anni '80 e il 2011 lo Space Shuttle ha permesso di costruire la più grande struttura mai vista nell'orbita bassa della Terra: la Stazione Spaziale Internazionale.

E' ancora oggi un'impresa nata all'insegna della collaborazione internazionale, dove Stati Uniti e Russia sono partner accanto a Europa, Canada e Giappone. Lo stesso spirito di collaborazione sta guidando i futuri piani per riportare astronauti sulla Luna. Il primo passo potrebbe essere la futura stazione spaziale Gateway, destinata a orbitare nell'orbita lunare, sia per consentire la costruzione di future basi destinate alla ricerca, sia per diventare un avamposto in cui assemblare le future astronavi dirette a Marte.

Se questo futuro sa ancora molto di fantascienza e se bisognerà fare i conti con i fondi necessari a realizzare questa nuova impresa lunare, sono pronti a entrare in campo tanti nuovi protagonisti: Paesi emergenti come la Cina, che ha un intenso programma di missioni dirette al suolo lunare per studiarlo e poi per costruirvi delle basi, e come i privati, a partire dal fondatore di Amazon Jeff Bezos, che ha recentemente presentato il suo lander Blue Moon.

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L'artrosi è associata a maggiori rischi per il cuore

Selmi (Humnitas), diversa ma spesso confusa con l'artrite

Salute & Benessere Focus Reuma
Chiudi Artrosi associata a maggiori rischi per il cuore (ANSA) Artrosi associata a maggiori rischi per il cuore

Molto diffusa ma non innocua, l'artrosi, in particolare quella al ginocchio e all'anca, è associata a maggiori rischi per il cuore. A evidenziarlo, uno studio pubblicato su Osteoarthritis and Cartilage, rivista dell'OsteoArthritis Research Society International.

I ricercatori dell'Università di Lund, in Svezia, hanno identificato tutti i residenti nel sud della Svezia tra i 45-84 anni nel 2003 e individuato coloro che avevano avuto una diagnosi di artrosi in articolazioni periferiche tra il 1998 e il 2003. Tra 469.177 residenti, hanno così identificato 15.901 pazienti (età media 67 anni e 41% uomini) con artrosi al ginocchio, 9347 all'anca, 4004 alla mano e 5447 in altre articolazioni. Quindi hanno continuato a seguire tutti i pazienti con diagnosi fino alla fine del 2014, classificando la causa della morte. Solo per l'artrosi del ginocchio e dell'anca e la morte cardiovascolare, ovvero dovuta a malattie cardiache ischemiche croniche e insufficienza cardiaca, risultava aumentata e aumentava anche di pari passo con la durata della condizione. I risultati, spiegano i ricercatori, richiedono una migliore implementazione delle linee guida per il trattamento dell'artrosi, con particolare attenzione al miglioramento del livello di attività fisica.

Spesso confusa per via dei simili sintomi con l'artrite (malattia infiammatoria e sistemica), l'artrosi è dovuta a una degenerazione delle articolazioni dovuta all'usura e all'età.
    Ma, chiarisce Carlo Selmi, responsabile Reumatologia Humanitas e docente Università di Milano, "entrambe sembrano condividere, anche se per motivi del tutto diversi, un maggior rischio per il cuore. Per l'artrite il collegamento è dovuto all'infiammazione cronica che riguarda tutto l'organismo. Il fattore che invece collega artrosi e malattie cardiovascolari è il sovrappeso, e pertanto i disturbi metabolici che ne conseguono. Per questo motivo un calo di peso è efficace su entrambe le condizioni e pertanto deve essere incoraggiato mediante una appropriata attività fisica".
   

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Sbarco sulla Luna, anche Ford ha collaborato all'Apollo 11

Decisivo contributo attraverso la Philco, acquisita nel 1961

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Chiudi Sbarco sulla Luna, anche Ford ha collaborato all'Apollo 11 (ANSA) Sbarco sulla Luna, anche Ford ha collaborato all'Apollo 11

C'è tanto Ovale Blu dietro alla missione dell'Apollo 11, compresa la tecnologia che permise la celebre comunicazione ''Houston, Tranquility Base here. The Eagle has landed''. Cinquant'anni dopo quel fatidico momento, approfondendo i dettagli delle collaborazioni e del progetto che sono a monte della prima passeggiata dell'uomo sulla Luna, si scopre che Ford Motor Company ebbe un ruolo importante nella buona riuscita del progetto. Tutto l'equipaggiamento che permise la missione - inclusa la trasmissione della voce di Neil Armstrong a Houston e nel resto del mondo - fu possibile grazie al ruolo di Ford nella costruzione e nella manutenzione del Mission Control Center. La storia inizia dalla società Philco, fondata nel 1892 per produrre lampade ad arco in carbonio, prima di passare alla produzione di batterie, radio e televisioni. Nel 1953, gli ingegneri Philco inventarono il surface barrier transistor, il primo transistor ad alta frequenza che consentì lo sviluppo di computer ad alta velocità. Lo sforzo di Philco di miniaturizzare e perfezionare il transistor li portò a collaborare con gli Stati Uniti e la Nasa, anche se, nel 1960, le difficoltà finanziarie costrinsero la compagnia a cercare un partner esterno. Cercando di espandere la propria offerta di prodotti oltre l'industria automobilistica, Ford fu affascinata dall'approccio innovativo delle tecnologie progettate dalla Philco. L'Ovale Blu acquisì l'azienda nel 1961 e la sua Aeronutronic Division confluì in una nuova entità chiamata Philco-Ford. Nel 1963, la compagnia si scontrò con i giganti della tecnologia dell'epoca come IBM, RCA, Lockheed, Hughes Aircraft e AT&T nel tentativo di implementare il Mission Control Center presso il nuovo Manned Space Center di Houston. Sebbene la Philco-Ford fosse considerata la meno papabile nel processo di scelta, alla fine fu premiata con il contratto di fornitore principale. ''Se non fosse stato per la fusione con Ford - ricorda Walter LaBerge, direttore della Philco-Ford Houston Operations - la società probabilmente non sarebbe stata considerata all'altezza del lavoro a causa della mole delle risorse ingegneristiche richieste''.

Le responsabilità di Philco-Ford furono molte, tra le quali la progettazione di sistemi hardware e software per risolvere situazioni che non erano mai state sperimentate prima, oltre alla produzione, installazione, avviamento e test del Mission Control Center, inclusi i collegamenti dati e di controllo tra la Nasa e siti di localizzazione remota. ''In breve, ciò di cui la Nasa aveva bisogno ''a terra'' per assicurare lo sbarco sulla Luna era un'intelligenza elettronica in grado di esprimere capacità di calcolo e decisionali che nessuno aveva mai progettato quando Philco-Ford ricevette l'incarico'', si legge in un documento aziendale del tempo. Il Mission Control Centerfu completato in circa due anni - giusto in tempo per monitorare la missione Gemini 3 nel marzo del 1965 - e funzionò perfettamente già da alcuni mesi più tardi, quando tutte le operazioni di controllo delle missioni furono trasferite da Cape Kennedy al Manned Space Center di Houston.

Oltre a progettare e costruire il centro di controllo, Philco-Ford fornì personale tecnico e di supporto durante la costruzione e la messa in piena attività. I sistemi furono aggiornati per ciascuna missione, alcune delle quali richiesero fino a 2 milioni di sostituzioni di cablaggi. Nel 1990, quando la Ford Aerospace fu venduta alla Loral Corporation, la Ford Motor Company uscì dall'industria aerospaziale, ma lo stesso spirito di curiosità e innovazione che alimentava i suoi sforzi aerospaziali di allora è ancora vivo.

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Parmitano, ciao ANSA. Pronto per la missione Beyond - VIDEO

A bordo la statuetta di un bambino e cibi tradizionali

Scienza & Tecnica Spazio & Astronomia
Chiudi L'astronauta Luca Parmitano si prepara alla sua seconda missione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (fonte: ESA–Manuel Pedoussaut) (ANSA) L'astronauta Luca Parmitano si prepara alla sua seconda missione a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (fonte: ESA–Manuel Pedoussaut)

E' tutto pronto per la missione che porterà per la seconda volta l'astronauta Luca Parmitano a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, in una missione dal nove evocativo Beyond, Oltre, che guarda al futuro dell'esplorazione e che nella sua seconda parte vedrà Luca Parmitano al comendo della stazione orbitale.

L'astronauta dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa) è il primo italiano e il terzo europeo ad avere questo incarico. Si prepara anche ad affrontare nuove passeggiate spaziali, ma quante saranno al momento non è noto. "Di fatto nei mesi scorsi le attività extra-veicolari sono state assegnate, ma sappiamo che il programma è flessibile", ha detto Parmitano all'ANSA.

Il saluto di AstroLuca all'ANSA, prima della partenza (fonte: ESA)



La Soyuz pronta sulla rampa di lancio nella base russa di Baikonur, nel Kazakhstan


Quante delle quattro o cinque passeggiate spaziali previste dovrà affrontare si saprà soltanto in ottobre, quando sarà arrivata alla Stazione Spaziale l'ultima navetta con gli strumenti necessari agli interventi previsti all'esterno della grande casa-laboratorio degli astronauti, primi fra tutti quelli necessari a modificare l'esperimento AMS (Alpha Magnetic Spectrometer), il cacciatore di materia installato nel maggio 2011.

Pochi, gli oggetti che AstroLuca ha deciso di portare a bordo: "un amico mi ha dato una statua di giovane scultore: è una statuetta di pietra che rappresenta un bambino appena nato", ha detto. "Mi è piaciuta moltissimo l'dea di avere a bordo un piccolissimo bimbo" e "sono convinto che l'arte abbia un suo valore straordinario. Un giorno - ha rilevato - sarebbe il caso di portare sulla Stazione Spaziale astronauti e poeti".

Quanto al cibo, dopo il successo del menù tipicamente italiano della sua prima missione, Luca Parmitano ha deciso di confermarlo: "lasagna, parmigiana e tiramisù ormai sono immancabili: i colleghi me ne avrebbero voluto se non lo avessi fatto".

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100 Anni Citroen: La Ferté-Vidame, è qui la 'Grande Festa'

Raduno del Centenario, 4.000 auto storiche e 50mila visitatori

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Chiudi 100 Anni Citroen: La Ferté-Vidame, è qui la 'Grande Festa' (ANSA) 100 Anni Citroen: La Ferté-Vidame, è qui la 'Grande Festa'

Si è aperto oggi il Raduno del Secolo, l'evento culminante delle celebrazioni per il Centenario di Citroen (fondata appunto nel 1919) che prevede nel mitico sito di La Ferté-Vidame (nel dipartimento francese dell'Eure-et-Loir) tre giorni di attività, all'insegna dell'aggregazione, tra cui esposizione di veicoli, animazioni, conferenze tematiche e concerti. Citroen partecipa con l'esposizione di 42 modelli simbolici dei suoi 100 anni, suddivisi in quattro categorie: auto di serie (sono 20), vetture da competizione (10), gamma attuale (9) e concept car (3). Un percorso che inizia evidentemente nel lontano 1919, anno di presentazione della prima vettura Citroen la Type A 10HP, fino ad arrivare alla proposta innovativa per i viaggi del futuro con 19_19 Concept. Modelli che hanno segnato la storia dell'auto e illustrano tutta l'identità di Citroen, brand popolare nel senso nobile del termine, che da decenni conquista per lo stile audace e il confort di riferimento, al servizio di una mobilità per tutti. ''Una marca dalla personalità unica - ha detto questa mattina Linda Jackson, CEO di Citroen - che è tra le più collezionate al mondo e occupa un posto speciale nel cuore di molte famiglie''. In particolare 9_19 Concept è la visione del futuro dell'auto, tecnologica e innovativa, che conserva comunque gli elementi fondamentali che caratterizzano Citroen da 100 anni. ''La nostra è una marca che ascolta i suoi clienti - ha detto la Jackson - e che mette le persone al centro delle sue preoccupazioni, fedele alla firma Inspired by You. Design, creatività, confort, innovazione sono e resteranno nel DNA di Citroen. 19_19 Concept è il manifesto di questo approccio''.

Durante i tre giorni della manifestazione - organizzata dai collezionisti della Marca riuniti nell'associazione Amicale Citroen & DS France con la collaborazione con l'Aventure Peugeot Citroen DS - dal 19 al 21 luglio sono attese oltre 4.000 vetture storiche del Double Chevron,11.000 collezionisti e circa 50.000 visitatori. Il luogo scelto per il Raduno del Secolo è davvero esclusiva, ed ha un significato particolare per la Marca: si tratta del sito de La Ferté-Vidame, il più segreto tra i luoghi segreti di Citron, in quanto è dal 1938 il centro delle prove di Citroen, che include una pista all'interno di un parco sui cui, tra l'altro, si svolsero i primi test dei prototipi della 2 CV.



La seconda Concept Car esposta al Raduno del Secolo è Ami One che può essere considerata a buon diritto l'erede della 2 CV. Questa piccola city car 100% elettrica rappresenta la visione di Citroen della mobilità urbana per tutti. Offre libertà di utilizzo (si guida senza patente e consente un utilizzo personalizzato da 5 minuti a 5 anni), libertà di movimento (accesso al centro città con mobilità 100% elettrica) e infine libertà di mostrare la sua modernità, con un design deciso, audace e colorato e una progettazione simmetrica ingegnosa.

La gamma attuale del Double Chevron è invece rappresentata a La Fertè Vidame da alcuni modelli della serie speciale Origins creata per celebrare il Centenario: C1 Origins, C3 Origins, C4 Cactus Origins e il suv C3 Aircross Origins. A questi modelli si aggiunge Nuovo Berlingo, protagonista della Marca nel segmento dei multispazio, che affianca i veicoli commerciali Jumpy, Jumper e Nuovo Berlingo Van. A completare l'esposizione all'ombra di una ricostruzione in scala della Tour Eiffel il suv Citroen C5 Aircross, moderno e tecnologico. Importante la rappresentanza italiana al Raduno del Secolo che è arrivata - passando dal Tunnel del Monte Bianco e poi via Clermont Ferrand, Nevers e Chartes - con 150 tra gli iscritti ai Club Citroen italiani. Della carovana fanno parte 2 CV, Dyane, GS, VISA, CX, DS e SM, ma anche le recenti C6 e C3 Pluriel. Ad esse si aggiunge la 2CV Soleil, realizzata in unico esemplare da Citron Italia nel 2015 su disegno di Serge Gévin (l'autore di molte serie speciali come la Spot o la Charleston) oltre ad una Dyane 6 e a una VISA Chrono, restaurate della filiale italiana.

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