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Non si può più chiudere gli occhi davanti al maltrattamento infantile

Un’Italia a due velocità, con al Sud un rischio di violenze più alto e servizi di supporto più carenti.

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Il fenomeno del maltrattamento all’infanzia¹ è molto più esteso di quanto si possa immaginare, sia a livello globale che nazionale, e produce importanti e drammatiche conseguenze sulla personalità e la salute delle bambine e dei bambini, futuri adulti. Nel mondo, circa tre bambini su quattro hanno vissuto una qualche forma di violenza interpersonale. Circa tre bambini su quattro tra i 2 ed i 4 anni di età sono vittime di punizioni corporali e/o violenza fisica; uno uomo su tredici e una donna su tre hanno subito abusi sessuali tra gli 0 e i 17 anni di età. La maggior parte degli episodi di violenza sui bambini avviene all’interno della famiglia: tra il 60% e il 70% dei bambini tra i 2 e i 14 anni ha vissuto episodi di violenza emotiva da parte dei propri cari.

L’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia, realizzato dalla Fondazione Cesvi, analizza ogni anno i fattori di rischio e il sistema di servizi che impattano sul benessere dei bambini, fornendo un quadro dei territori rispetto ai loro punti di forza e di debolezza nel proteggere i bambini. L’Indice viene calcolato sulla base di 64 indicatori statistici, classificati rispetto a sei capacità che rappresentano la struttura portante dell’Indice: capacità di cura di sé e degli altri, di vivere una vita sana, di vivere una vita sicura, di acquisire conoscenza e sapere, di lavorare, di accedere alle risorse e ai servizi.

Se la precedente edizione dell’Indice aveva affrontato e descritto l’impatto del Covid-19 cogliendo le difficoltà delle famiglie nell’adattarsi al confinamento sociale del lockdown, la nuova edizione diffusa il 4 maggio, dal titolo “Il Tempo della Cura”, coglie gli effetti della durata dell’emergenza che sta mettendo a dura prova la tenuta psicologica di tutti, definendo uno specifico “trauma collettivo da Covid-19” e logorando la capacità di adattamento e di resilienza soprattutto delle famiglie più fragili.

Il Covid-19 ha messo il mondo di fronte ad una situazione mai affrontata prima e non è ancora possibile stimarne l’impatto sui tassi di violenza sui bambini e le bambine, ma ha tutte le caratteristiche - prolungato stress a livello familiare, condizioni lavorative precarie, mancato/minore accesso alla scuola e a servizi socio-sanitari - per affermare che avrà un impatto rilevante sulla violenza in famiglia.

"Un fenomeno è ampiamente sottostimato: per ogni caso denunciato ce ne sono nove sommersi" - Gloria Zavatta, Presidente di Fondazione Cesvi

A soffrirne maggiormente gli effetti sono le Regioni del Sud Italia, dove il rischio legato al maltrattamento è più alto e l’offerta di servizi sul territorio è generalmente carente o di basso livello. Le Regioni del Nord sono tutte al di sopra della media nazionale, mentre nel Mezzogiorno si riscontra un’elevata criticità: le ultime quattro posizioni dell’Indice sono occupate da Campania (20esima) Sicilia (19esima), Calabria (18esima) e Puglia (17esima). Al primo posto si trova invece il Trentino-Alto Adige, che quest’anno per la prima volta supera l’Emilia-Romagna (2° posto). Seguono Friuli-Venezia Giulia (3°), Veneto (4°) e Umbria (5°).

L’edizione 2021 dell’Indice presenta il posizionamento territoriale offrendo anche una lettura del fenomeno sia strutturale sia emergenziale, rispetto al considerevole impatto che la pandemia sta producendo e produrrà in futuro. Oltre a curare le vittime e a perseguire i maltrattanti, occorre infatti anche attivare un’efficace azione preventiva.

La comunità scientifica ha fatto emergere alcuni fattori protettivi, il cui impatto non è però ancora scientificamente misurabile. In Usa, il Dipartimento per la salute e i servizi sociali ha identificato sei categorie di fattori protettivi: cura e attaccamento; consapevolezza genitoriale dei bisogni dei bambini nelle fasi dello sviluppo; resilienza genitoriale; connessioni sociali; aiuto concreto ai genitori; capacità sociali ed emozionali del bambino.

Il report richiama infine l’attenzione sulla possibilità di intervento pubblico nella prevenzione, cura e contrasto del maltrattamento all’infanzia indicando alcune proposte di politiche e servizi in grado di rafforzare e accrescere i fattori protettivi e capacità di adattamento alle avversità:

  • adottare un approccio multidimensionale e di medio-lungo termine per le politiche di prevenzione e contrasto al maltrattamento: investimenti in infrastrutture sociali permanenti, organizzazione di una governance e adozione di una Legge Quadro di riordino normativo;
  • riconoscere e raccontare il trauma collettivo da Covid-19 per curare la salute mentale anche in un’ottica preventiva;
  • ristrutturare il sistema dei servizi con approccio mainstream e trasversale a tutti gli ambiti di intervento, prevedendo sia il rinforzo di servizi già esistenti sia la progettazione di nuove strategie di cura, in un’ottica di resilienza;
  • sviluppare nuove tecniche e protocolli per la cura del trauma da Covid-19. Sensibilizzare le persone all’autosorveglianza, per riconoscere i sintomi di deterioramento della salute mentale e sapere chiedere aiuto;
  • lavorare per equilibrare il divario territoriale strutturale che esiste nel nostro Paese e che l’emergenza Covid-19 non potrà che peggiorare;
  • implementare un sistema di raccolta dati e diffusione sul tema del maltrattamento all’infanzia;
  • investire in personale e servizi ancora ampiamente sottodimensionati.

¹La definizione di maltrattamento all'infanzia secondo l'Organizzazione mondiale della salute comprende “tutte le forme di cattivo trattamento fisico e/o emotivo, abuso sessuale, incuria o trattamento negligente, nonché sfruttamento sessuale o di altro genere, che provocano un danno reale o potenziale alla salute, alla sopravvivenza, allo sviluppo o alla dignità del bambino, nell’ambito di una relazione di responsabilità, fiducia o potere.”

 

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di Monica Sozzi

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