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Wef: 770 milioni di persone al mondo non hanno ancora accesso all’elettricità

Svezia, Norvegia e Danimarca in testa all’Energy transition index, tra i primi dieci anche Regno Unito e Francia. Essenziali un contesto normativo stabile, un mix energetico diversificato e prezzi che riflettono i costi.

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L'ultimo decennio ha dato il via alla trasformazione del sistema energetico globale. Nuove tecnologie e una maggiore attenzione al cambiamento climatico hanno aumentato la spinta verso la decarbonizzazione dei sistemi energetici. Questo viaggio, però, è tutt'altro che finito”. Il rapporto “Fostering effective energy transition 2021”, pubblicato il 20 aprile dal World economic forum, fa il punto sullo stato di salute del sistema energetico globale, delineando lacune e proiezioni future.  

Il documento attesta che, nel 2018, l'81% dell'energia mondiale era ancora fornita da combustibili fossili, mentre le emissioni globali di gas a effetto serra sono aumentate fino al 2019; oltre 770 milioni di persone, inoltre, non hanno ancora accesso all'elettricità. “La trasformazione dei nostri sistemi energetici deve velocizzarsi, per provare a raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni unite”.


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I punteggi dell’Energy transition index (Eti), che attestano le performances dei sistemi energetici di 115 Paesi, sono migliorati nell’ultimo decennio per gli Stati che rappresentano collettivamente l'86% dell'approvvigionamento energetico globale e l'88% delle emissioni di CO2. La classifica è però rimasta sostanzialmente coerente. Svezia, Norvegia e Danimarca dominano nelle prime posizioni, in cui trovano posto anche Regno Unito e Francia. “Questi Paesi sono stati in grado di migliorare le prestazioni del sistema energetico grazie a un contesto normativo stabile, a un mix energetico diversificato e a prezzi che riflettono i costi”, si legge nel Rapporto. L’Italia si attesta al 27esimo posto.  

I Paesi con una domanda energetica in aumento, come Cina, India e gli Stati dell'Africa subsahariana, hanno registrato un incremento dei guadagni nel settore, ma i loro punteggi Eti sono rimasti particolarmente bassi. Inoltre, nonostante i progressi nella distribuzione dell’energia, sono necessari ulteriori sforzi per migliorare la qualità della fornitura nelle aree appena elettrificate.

Gli eventi meteorologici estremi hanno aumentato la vulnerabilità delle reti elettriche, sottolineando l’importanza delle misure di ammodernamento e della resilienza delle infrastrutture di trasmissione e distribuzione dell'elettricità.

Negli ultimi dieci anni, secondo il Wef, sono stati compiuti progressi incoraggianti sul versante della sostenibilità ambientale: l'intensità energetica media globale (misura dell'efficienza energetica del sistema economico di una nazione, calcolata come unità di energia diviso unità di Pil) è diminuita del 15% tra il 2010 e il 2018. Tuttavia, questo miglioramento (basse intensità di energia indicano un basso consumo e costi minori) deve ancora tradursi in guadagni significativi per l’ambiente, poiché il mix energetico è rimasto sostanzialmente invariato nello stesso periodo. “La quantità di elettricità generata da fonti fossili ha registrato una traiettoria ascendente negli ultimi dieci anni”, ricorda il Rapporto. “Per accelerare la transizione sarà necessario identificare strade praticabili per il ‘prepensionamento’ delle attività ad alta intensità di carbonio”.


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Le interruzioni sistemiche durante la pandemia hanno inoltre sottolineato l'impatto che gli shock esterni possono avere sul sistema energetico globale. “Il Covid-19 ha messo in evidenza la resilienza delle energie rinnovabili”, sottolinea il Wef.  

Il Rapporto identifica inoltre tre imperativi per aumentare la resilienza della transizione energetica:

  1. Promuovere una "transizione giusta" per tutti. La disuguaglianza è in aumento e un ampio consenso degli stakeholder è un prerequisito per la resilienza delle strutture energetiche. La transizione rimodellerà le risorse energetiche secondo strade che, se non pianificate, potrebbero portare a conseguenze indesiderate e lasciare alla deriva intere comunità.
     
  2. Accelerare l'elettrificazione. L'elettrificazione e il potenziamento delle energie rinnovabili sono pilastri fondamentali della transizione energetica e devono essere oggetto di una rapida accelerazione. Tuttavia, il coordinamento della domanda e il contributo di altre fonti energetiche sono necessari per ottenere l’impatto desiderato. Sono inoltre indispensabili maggiori finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo, nonché una forte collaborazione intersettoriale (dall'idrogeno verde alle tecnologie a emissioni negative all'ottimizzazione della domanda).
     
  3. Potenziare la collaborazione tra settore pubblico e privato. Il Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (Ipcc) delle Nazioni unite stima che gli investimenti annuali nell'energia pulita e nell'efficienza energetica dovranno aumentare di sei volte entro il 2050, rispetto ai livelli del 2015, per limitare il riscaldamento a 1,5°C. Nonostante il crescente afflusso di capitali nel settore, permangono significative lacune di finanziamento, in particolare nei mercati emergenti e nelle nuove tecnologie.

Costruire una transizione energetica efficace e resiliente richiede uno sforzo collettivo”, dichiara il Wef. “Mentre gli Stati cercano di riprendersi dall'impatto del Covid-19, c'è un'opportunità per ripristinare e ripensare il modo in cui alimentiamo le nostre economie, produciamo materiali, viaggiamo e viviamo. È fondamentale radicare la transizione energetica nelle pratiche economiche, politiche e sociali in modo che il progresso diventi irreversibile”.

di Flavio Natale

 

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