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Cresce la domanda di materie prime legate alla produzione di veicoli elettrici

Litio e cobalto saranno i metalli su cui si baserà il futuro dell’industria automobilistica green.

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Nel prossimo futuro la domanda globale di litio e cobalto vedrà un importane rialzo. La causa di questa crescita è relazionata con il fatto che la produzione di veicoli elettrici registrerà un considerevole incremento dovuto all’implementazione delle politiche di transizione energetica che mirano a eliminare dal mercato le macchine a combustione. Il Cile e la Repubblica democratica del Congo sono i due Stati dove sono presenti i maggiori giacimenti di queste risorse naturali a livello mondiale. In un rapporto pubblicato a luglio, dal titolo “Driving Demand: assessing the impacts and opportunities of the electric vehicle revolution on cobalt and lithium raw material production and trade”, l’International institute for sustainable development (Iisd) espone le opportunità e i rischi che possono correre queste due nazioni di fronte all’accrescimento della domanda di litio e cobalto, minerali chiave per la produzione delle batterie.

L’espansione del mercato legato alla produzione di veicoli elettrici rappresenta una opportunità per il Cile e la Repubblica democratica del Congo. L’implementazione di politiche commerciali che riescano a captare la ricchezza proveniente dall’esportazione di materie prime per redistribuirla verso i ceti popolari di questi due Paesi può essere uno strumento per promuovere il loro sviluppo sociale ed economico.

Nel 2019, il Cile ha portato sul mercato internazionale il 23% del totale del litio venduto, mentre l’Australia il 50%. Nonostante ciò, nel Paese sudamericano si trova il 50% delle riserve di litio mondiale e la tecnica di estrazione che viene lì utilizzata, l’evaporazione, ha dei costi nettamente più competitivi. La Repubblica democratica del Congo produce invece il 70% di cobalto a livello mondiale, collocando il Paese in una condizione di quasi monopolio, visto che nel suo territorio giace anche il 50% delle riserve di questo minerale finora scoperte. Alcuni studi citati nel documento dell’Iisd stimano che la vendita di veicoli elettrici aumenterà del 30% annuo nei prossimi dieci anni, raggiungendo una produzione annuale di 31,1 milioni di nuovi mezzi. Di conseguenza la pressione verso la catena di approvvigionamento delle materie prime sarà di uguale importanza.

Ma nonostante questa posizione privilegiata, entrambi i Paesi devono perseguire delle importanti politiche di protezione economica, ambientale e sociale per non rischiare che il contesto favorevole attuale comporti conseguenze negative al medio-lungo termine. Per prima cosa le economie di questi Paesi si basano sull’esportazione di materie prime, il che comporta una forte dipendenza nei confronti delle fluttuazioni del loro prezzo a livello internazionale. Se la rendita dei profitti derivanti dalla vendita del litio e del cobalto non verrà utilizzata per diversificare i settori produttivi, si potrà andare incontro a forti ripercussioni economiche nel caso di oscillazioni della domanda internazionale di risorse naturali. Inoltre, il litio e il cobalto vengono generalmente venduti sul mercato globale allo stato grezzo e la raffinazione (che comporta l’incorporazione di valore aggiunto) viene effettuata in Paesi maggiormente industrializzati. In mancanza di efficaci politiche di redistribuzione delle ricchezze e di diversificazione della produzione a favore delle popolazioni povere, esiste il rischio concreto che il Cile e la Repubblica democratica del Congo attraversino periodi di stagnazione o recessione economica nel caso diminuisca la domanda globale di litio e cobalto. In seconda battuta è importante evidenziare il fatto che queste operazioni di estrazione comportano significativi costi ambientali, i quali non sono generalmente contabilizzati nelle analisi costi-benefici dei piani di investimento. Le conseguenze negative si ripercuotono quindi sulle popolazioni che risiedono nei pressi dei giacimenti minerari, le quali devono affrontare senza mezzi adeguati la degradazione degli ambienti naturali da cui dipende il loro stile di vita e la loro sussistenza. Nel documento viene quindi evidenziato il fatto che la mancanza di politiche di protezione ambientale e dei diritti umani nell’implementazione di questi progetti potrà portare al sorgere di conflitti tra le comunità locali e le autorità che intendono sfruttare le risorse naturali.  

 

di Milos Skakal

 

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