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Responsabilità editoriale di ASviS

Prepariamoci ad affrontare il difficile autunno, tra diversità e visione comune

Ora servono risposte decise, e soprattutto condivise, alle grandi sfide globali. Fondamentale riaffermare i valori dell'Agenda 2030.

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di Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS                           

Il Pianeta che brucia, con incendi catastrofici in California, ma anche nel nostro stesso Paese; le colonnine dei termometri ogni anno più elevate e con giornate roventi in Canada come in Sicilia, le alluvioni che hanno stravolto la Germania senza risparmiare però neanche il Nord Italia. Dopo un burrascoso anno alla ricerca di un’uscita dalla pandemia tra vaccini e varianti, mentre l’estate tentava di regalarci le tanto attese giornate al sole fuori dalle nostre case, ci siamo ritrovati in ogni parte del globo a tremare sotto l’ombra crescente del cambiamento climatico.

E i roghi non sono stati l’unico fuoco ad accendere l’estate. Lo scoppio della crisi umanitaria in Afghanistan, che ha stravolto le vite degli afgani e scosso i Paesi occidentali, ha messo in discussione gli sforzi internazionali degli ultimi decenni per i diritti umani e la diffusione delle democrazie. Mentre in Europa lottiamo, duramente e giustamente, per l’inclusione di tutte le categorie sociali e per una parità di genere sul lavoro e in famiglia, in altre parti del mondo la strada è ancora lunghissima e si compiono anche drammatici passi indietro, con un aggravarsi di violenze su donne e minoranze, incluse le comunità Lgbtq+ minacciate di sterminio.

Un’estate allarmante, che richiede un rinnovato impegno da parte dell’Alleanza in questo autunno per poter cambiare urgentemente rotta sulle grandi sfide globali. L’ASviS non si è mai fermata, ma se vogliamo riuscire a rispondere alla grande responsabilità di contribuire alla costruzione di un futuro più sostenibile, dovremo batterci con rinnovato vigore nelle prossime settimane per aiutare il Paese a svegliarsi e renderlo capace di affrontare sfide sempre più drammatiche e non più rinviabili, adottando politiche adeguate. L’Afghanistan ha rappresentato solo uno dei tanti esempi di diritti umani violati, ma ha messo in luce soprattutto l’inettitudine e il fallimento dei nostri sforzi comuni come democrazie occidentali. Per questo, oltre a interrogarci sul “perché abbiamo fallito” in questa battaglia, dobbiamo riflettere sul “perché la strada è ancora così lunga” nella più ampia guerra; vale a dire, in questa ricerca di un mondo più giusto, prospero e rispettoso per le persone e il Pianeta, definita dalla parola “sostenibilità”.

Credo ci siano alcuni punti cruciali che dovremmo tenere in considerazione nell’affrontare l’imminente autunno, e sui quali la rete dell’ASviS potrà non solo contribuire con la serietà e l’impegno che la contraddistinguono, ma anche rappresentare un esempio concreto dell’importanza della cooperazione.

  1. Le grandi sfide globali non possono essere affrontate senza un sistema condiviso di intensa cooperazione. La mitigazione della catastrofe climatica, il rispetto dei diritti umani a 360°, una efficace gestione della dinamica demografica e delle migrazioni, sono possibili solo con lo sforzo di tutti e a tutti i livelli. Il multilateralismo rimane il mezzo più efficace per rispondere alle grandi sfide globali e per gestire le relazioni mondiali in modo reciprocamente vantaggioso: le decisioni unilaterali fondano la loro natura sull’egoismo e la ricerca dei propri interessi, ma se il mondo collassa allora prima o poi tutti crolliamo. A dirlo, in primis, le nostre estati roventi. È fondamentale dunque unirsi in uno sforzo comune, con le differenze di ciascun Paese, per trovare una via condivisa da perseguire. L’Agenda 2030, firmata nel 2015 dai 193 Paesi delle Nazioni unite inclusa l’Italia, rimane la nostra bussola perché ci ricorda di affrontare le sfide globali in maniera integrata e di offrire quella visione comune di cui abbiamo bisogno. La rete dell’ASviS, con la diversità dei suoi oltre 300 aderenti e altrettanti associati, è nata proprio con l’obiettivo di riunire una pluralità di voci e posizioni diverse sotto un obiettivo comune. Mai come in questo momento ci troviamo anche noi di fronte a temi divisivi – basti pensare al nucleare, le migrazioni, la gestione dei rifiuti -, ma se i valori sono comuni e si continuerà ad avere fiducia nella visione dell’Agenda 2030, avremo l’occasione di elaborare proposte concrete per un futuro degno per tutti. È proprio in questo che risiede la forza del “metodo ASviS”, in quello sforzo di sintesi delle idee di centinaia di esperti secondo una visione comune per giungere a soluzioni condivise. Cooperare a livello nazionale come globale rimane il punto chiave per una strategia di successo.
     
  2. Solidarietà e sostenibilità non possono essere una moda. In un articolo pubblicato su La Stampa, Domenico Quirico, in una dura ma stimolante critica sulle reazioni alla situazione afgana, afferma che “la pietà quando procede a ondate, quando diventa una moda, mi spaventa”, che lo slancio umanitario è diventato una moda o un obbligo e che tra qualche settimana la folla fuori dall'aeroporto di Kabul sarà dimenticata. Con le sue dure parole ci ricorda l’importanza di coltivare la solidarietà con umiltà, pazienza e costanza. Lo stesso lo si può dire per la sostenibilità, una parola entrata nel lessico comune, nei programmi di tanti governi, nelle strategie di tante imprese e nell’opinione pubblica. Un traguardo che però bisogna salvaguardare, tutelando i reali valori alla base del termine e contrastando le pratiche di abuso del termine (o di mal-uso). Per questo motivo l’ASviS dovrà impegnarsi, fin dai prossimi mesi, in una incessante attività di educazione allo sviluppo sostenibile per diffondere e far comprendere i valori dell’Agenda 2030 rivolgendosi a giovani come ad adulti e portando avanti percorsi di formazione e accompagnamento per amministratori locali e imprese. Le scuole di alta formazione, come quella che organizziamo con il Comune di Milano in partenza a settembre sulle politiche di sostenibilità nei territori, sono un esempio di occasioni formative che vanno in questa direzione. Ma serve lo sforzo di tutti gli stakeholder che si occupano di sostenibilità per favorire una diffusione sana del principio. I prossimi anni saranno decisivi per capire se l’attuale crisi avrà generato o meno trasformazioni durature dei comportamenti individuali a favore di consumi e produzioni più sostenibili, modifiche del funzionamento del sistema economico e finanziario nel senso di uno sviluppo rispettoso del capitale naturale, il rilancio delle istituzioni internazionali e del dialogo multilaterale, cambiamenti duraturi nell’impostazione delle politiche.
  3. Una maggiore attenzione al futuro non è più procrastinabile. Il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili Enrico Giovannini, quando era portavoce dell’ASviS, pose con forza la questione di dare uno spazio centrale al tema del futuro, nella società come nelle istituzioni. Per questo motivo nel 2020 l’ASviS ha dato vita a Futuranetwork, un portale di dibattito aperto a tutti e con la collaborazione di studiosi di futuri per riflettere sulle scelte da fare oggi guardando al medio e lungo termine. Nel Rapporto ASviS 2020 l’Alleanza ha poi lanciato la proposta di dar vita a un ente pubblico di ricerca per gli studi sul futuro e la programmazione strategica, al fine di effettuare ricerche sulle prevedibili evoluzioni dei fenomeni sociali, ambientali ed economici per valutare le loro implicazioni per le politiche pubbliche. Qualche giorno fa, in una intervista su Avvenire il 24 agosto, il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani ha ripreso il discorso: “Io penso che servirebbe un ministero del futuro”, ha detto, evidenziando come sia necessario “fare un grosso sforzo di proiezione nel futuro” per poter lavorare da subito alle nuove esigenze, fornire segnali al sistema formativo e far crescere la società “sapendo che tipo di evoluzione c'è” e affinché sia “un po’ più preparata all’innovazione”. Si tratta senz’altro di un segnale positivo, perché per poter compiere scelte consapevoli e lungimiranti, la politica, le imprese e i cittadini non possono più procrastinare una maggiore attenzione agli scenari futuri, in un momento in cui gli effetti del cambiamento climatico sono inarrestabili, le tecnologie sono sempre più all’avanguardia e il pianeta dovrà sostenere una popolazione di quasi 10 miliardi di persone nel 2050.

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