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Alta sostenibilità: La tragedia afgana impone una riflessione sull’attuazione dell’Agenda 2030

Se n’è discusso su Radio radicale nella rubrica ASviS condotta da Manieri e Po, ospiti Negri, Stilli, Speroni.

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Dall’allarmante ultimo rapporto dell'Ipcc sul cambiamento climatico, fino alla difficile e complessa situazione afgana. L’estate è stata ricca di sorprese, per la maggior parte negative, in relazione al clima che cambia e alla instabilità geopolitica che dall’Afghanistan si allarga a macchia d’olio in tutto il mondo. Tutto questo quanto pesa sulla realizzazione dell’Agenda 2030? La prima puntata della nuova stagione di “Alta sostenibilità”, la trasmissione in coillaborazione con l’ASviS andata in onda su Radio radicale il 6 settembre e condotta da Valeria Manieri e Ruggero Po, è stata l’occasione per fare proprio il punto su questi temi, grazie anche alla presenza di Alberto Negri (editorialista del Manifesto), di Donato Speroni (senior expert dell’ASviS per comunicazione e redazione e responsabile del sito Futuranetwork.eu), e di Silvia Stilli (portavoce Aoi-Associazione ong italiane, e coordinatrice del gruppo di lavoro ASviS sul Goal 17 “partnership per gli obiettivi”).

Dalla firma nel 2015 dell’Agenda 2030 a oggi più che una lista di cose fatte sullo sviluppo sostenibile “abbiamo una lista delle cose non fatte”, ha ricordato in apertura del dibattito Speroni, che ha aggiunto: “c’è un arretramento sostanziale della situazione, anche a causa della pandemia, e abbiamo toccato con mano, grazie al rapporto Ipcc com’è la situazione sul clima, mentre sull’Afghanistan non siamo stati in grado di difendere i principi su cui si fonda l’Agenda 2030. È necessario interrogarci sul valore dell’Agenda, ma per farlo dobbiamo proiettare il discorso oltre il 2030, bisogna iniziare a capire come arrivare alla metà del secolo. Siamo di fronte a un conflitto, come ricorda Papa Francesco, che durerà ancora decenni e su cui non abbiamo una visione complessiva. Non sappiamo per esempio come promuovere i valori, vedi l’Afghanistan, non abbiamo idea di come affrontare le future migrazioni di massa, che saranno sempre più incentivate dall’aumento della temperatura, e non c’è alcuna idea su come tirare fuori dalla povertà miliardi di persone, aumentandone inevitabilmente i consumi, senza peggiorare la situazione del Pianeta. Abbiamo bisogno di una visione globale, ma manca una leadership mondiale adeguata a queste sfide. Per questo non stiamo vincendo ‘la guerra’”.

Ma come mai non riusciamo a promuovere i valori che rappresentano anche i pilastri fondanti dell’Agenda Onu? Una risposta alla domanda è stata fornita da Negri. “Non riusciamo a promuovere dei valori perché prima ancora dovremmo promuovere il benessere delle persone”, ha sottolineato il giornalista, grande esperto di politica estera. “L’Afghanistan conta 37-38 milioni di persone, di queste 17-18 milioni hanno bisogno di assistenza umanitaria dato che vivono con circa un dollaro al giorno, mentre il 40% dei bambini è malnutrito. Sono numeri che non si sono formati negli ultimi giorni per via dei talebani,; certo è che la tensione che si sta vivendo tende a esasperare la situazione. Gli ultimi 40 anni di guerra hanno sconvolto l’economia e la società di questi popoli. Cosa resterà dopo l’abbandono americano in Afghanistan? Temo che stiamo consegnando il Paese in mano ai talebani, in condizioni anche peggiori di prima”.

Sull’argomento è intervenuta Stilli, che ha fatto una panoramica in relazione all’Agenda2030: “Non dimentichiamo che il tutto avviene mentre si sta svolgendo il G20 guidato dal nostro Paese. La nostra attenzione è capire cosa si dirà in questo summit a ottobre quando all’ordine del giorno ci sarà l’Afghanistan, che è l’emblema del tema Oriente e Medio-oriente, senza dimenticare ciò che avviene nel nord Africa. In questo quadro di Agenda 2030 non c’è niente, parliamo di aree che risentono fortemente anche dell’impatto dei cambiamenti climatici. Per raggiungere gli obiettivi al 2030 abbiamo bisogno sia di governance globale e sia di quella locale. Il segnale da parte del nostro Paese deve essere quello dell’aumento dei fondi su cooperazione e sviluppo. Scopriremo se sarà così dalla legge finanziaria di cui si inizia a parlare. ASviS ha dato il suo patrocinio per la nostra campagna sul mantenimento dell’impegno a destinare lo 0,7%  del Pil nostro e degli altri Paesi ricchi ai Paesi poveri in aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2030, come previsto dall’Agenda 2030”.

 

di Ivan Manzo

 

RIASCOLTA L’ULTIMA PUNTATA – L'agenda 2030 e l'attualità.  Afghanistan, cooperazione allo sviluppo, cambiamenti climatici.

Vai all'archivio delle puntate di Alta sostenibilità, la trasmissione di ASviS a cura di Valeria Manieri, Ruggero Po ed Elis Viettone, in onda il lunedì dalle 12:30 alle 13:00 su Radio Radicale.

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