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Lo sviluppo sostenibile non si costruisce con la politica dei due tempi

Le opinioni dei partecipanti all’evento inaugurale del Festival dell’ASviS: l’uscita dalla crisi economica e l’impegno su clima e diseguaglianze devono essere contemporanei. Impegno contro il greenwashing.

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L’avvio del Festival dello Sviluppo Sostenibile quest’anno ha coinciso con la diffusione del Rapporto annuale dell’ASviS, presentato martedì 28 nell’evento inaugurale presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma e seguito on line da 15mila persone sui canali ASviS e da altre migliaia sul sito dell’Ansa.

L’incontro si è aperto con il saluto di Cesare Maria Pietroiusti, presidente dell’Azienda speciale Palaexpo e con un video della sindaca di Roma Virginia Raggi. Il Festival e il Rapporto sono stati presentati dai due presidenti dell’ASviS, Marcella Mallen e Pierluigi Stefanini. “Ripartenza e inclusività”, ha detto Mallen, “sono le parole su cui abbiamo costruito questa edizione del Festival, per mobilitare la società civile sulla costruzione di un futuro migliore”. Il Festival contribuisce a creare una rete inclusiva, condividendo le buone pratiche. “La più grande sfida sarà la lotta ai cambiamenti climatici, ma dobbiamo affrontare anche i problemi sociali: la pandemia ha aumentato la povertà nel mondo. Sono segnali allarmanti, mitigati da alcuni positivi, come ad esempio le politiche dell'Unione europea. Con il NextGenerationEu ha messo a disposizione strumenti finanziari per la lotta al cambiamento climatico.

In Italia, l’approvazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) ci fa sperare che passi indispensabili possano essere fatti. “Anche nel settore privato abbiamo segnali positivi: le imprese sono sempre più consapevoli della direzione da prendere. Ciò che manca è il coraggio di sensibilizzare l'opinione pubblica sui passi da fare. I giovani che scendono in piazza sono consapevoli; molti giovani hanno messo al centro dei propri valori l'essenzialità, la semplicità, l'impatto delle proprie scelte di vita. Dovremo parlare dei costi inevitabili legati all'immobilismo, dobbiamo anche vivere questo processo epocale in quanto concretizza l'aspettativa di un mondo migliore, caratterizzato da nuovi modi di abitare e vivere, più inclusivi, più rispettosi.

Stefanini ha illustrato il Rapporto annuale dell’ASviS (vedere le slide) sottolineando l’urgenza delle scelte. “Abbiamo perso troppo tempo. Per realizzare l’Agenda rimangono dieci anni. E abbiamo il dovere assoluto di mettere in campo tutte le energie e le competenze per realizzare gli Obiettivi”.


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“Nel Rapporto, oltre alle proposte specifiche per ciascun Goal, presentiamo una serie di proposte trasversali, come l’inserimento nella Costituzione del concetto di sviluppo sostenibile, così come sottolineiamo il fatto che va definita la responsabilità della Presidenza del Consiglio nel sovraintendere all’attuazione complessiva dell’Agenda 2030 in Italia. Proponiamo che sia istituito, con la legge di Bilancio per il 2022, un ente pubblico di ricerca per gli studi sul futuro. Sarebbe importante darsi un metodo per guardare al futuro: infatti, la prima cosa che dovrebbe fare questo ente è definire, entro la fine del 2022, una relazione di previsione strategica al 2050”.

“Occorre mantenere”, ha proseguito Stefanini, “gli impegni internazionali nel contrasto ai cambiamenti climatici; occorre agire sul fronte delle emissioni, delle energie rinnovabili, e al tempo stesso rafforzare l'ecosistema e proteggere la biodiversità. Chiediamo l'aggiornamento del Piano nazionale energia e clima e che si delinei la fine dei sussidi alle fonti fossili. Proponiamo inoltre di istituire un tavolo per la parità di genere, affinché il processo sia partecipato. Sul tema dei giovani, avremmo preferito che ci fosse nel Pnrr un pilastro dedicato a loro, e sottolineiamo il fatto che sul tema delle politiche legate alle giovani generazioni dobbiamo cambiare approccio; dobbiamo avere politiche trasversali e il Consiglio nazionale dei giovani dovrebbe essere un luogo di incontro e riflessione.

Il ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, si è soffermato sui “segnali deboli”, cioè su quegli indizi che vanno colti al più presto per capire che cosa sta cambiando. Il primo di questi segnali riguarda il settore privato, “che sta interiorizzando il tema della sostenibilità: al di là del marketing e del greenwashing, c’è un effettivo cambio di paradigma. La competizione si gioca anche sulla riduzione delle emissioni, sul rispetto dei diritti dei lavoratori, sui valori che possono attrarre i giovani talenti”. Anche la finanza sta cambiando e l’Europa è oggi campionessa mondiale della finanza social e green”.

Il secondo segnale è arrivato dal Next Generation Eu: “non si fa un cambiamento economico senza uno sociale e climatico. Il principio di non danneggiare l’ambiente, verificato dalla Commissione europea, si applicherà a molti altri progetti. Non è un cambiamento semplice, perché la tentazione di pensare ancora con termini vecchi è forte”.

“Ancora un altro segnale: ieri mi sono trovato a discutere di un Rapporto redatto da un gruppo di esperti che il presidente Macron ha richiesto a inizio 2020. Nel Rapporto si supera la logica dei due tempi, cioè l’idea che prima si fa ripartire l'economia, poi si pensa alle disuguaglianze e all'ambiente. Questo superamento cambierà il modo di pensare delle nuove generazioni, ma ricordiamoci sempre che i tempi sono stretti”, ha proseguito Giovannini.

“Anche il Pnrr è una rivoluzione; pur con tutti i limiti che l'ASviS ha segnalato, mostra che si possono fare le cose in modo diverso. Si può ridisegnare il Piano come strumento per stimolare la crescita economica, l'occupazione. Mi rendo conto che ci sia scetticismo ampio sugli annunci, per questo stiamo correndo nell'attuazione del Piano. Anche il monitoraggio è importante: l'Unione europea ci chiede di non guardare solo alla rendicontazione finanziaria, ma di guardare a tutti gli aspetti che l'Agenda indica”, ha concluso il ministro.

Marina Ponti, direttrice della UN SDG Action campaign, ha sottolineato che “nel mondo c'è in atto un movimento globale di cambiamento, per far sì che la fine della pandemia coincida con una ripresa che non lasci indietro nessuno. Cambiare è possibile, il cambiamento può avvenire in maniera rapida. Questo è il momento di riscrivere la storia, le regole, di ridefinire nuovi modi di vivere, produrre e consumare.

Il lancio del Festival coincide con l'ultima giornata di una mobilitazione globale per gli Obiettivi di sviluppo sostenibile: “abbiamo superato 75 milioni di azioni in 105 Paesi; dibattiti, eventi musicali e creativi, eventi sportivi, petizioni, discussioni in tutti i luoghi, anche politici. Il messaggio che ha spinto e spinge le persone ad agire è forte e chiaro: più persone che mai vogliono cambiare le cose, riscrivere la narrativa che descrive il nostro presente e il nostro futuro. Il sistema attuale non funziona per la maggior parte della popolazione. Come ha evidenziato la pandemia, dobbiamo cambiarlo”.

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a cura di Donato Speroni

 

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