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Mapathon: le Università si mettono a servizio della cooperazione internazionale

100 partecipanti di 16 atenei italiani insieme per mappare zone svantaggiate e fornire dati utili alle missioni Unesco in Madagascar. Ecco come le università possono giocare un ruolo fondamentale nella cooperazione allo sviluppo.

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Creare partnership a livello globale per attivare una collaborazione, che fosse basata su uno spirito di rafforzata solidarietà planetaria, concentrata in particolare sui bisogni dei più poveri e dei più vulnerabili e costruita a partire dalla partecipazione di tutti i Paesi, di tutte le parti in causa e di tutte le persone. Questo l’obiettivo della sfida universitaria che ha avuto luogo l’8 ottobre nell’ambito della quinta edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, organizzata dalla Rete delle università per lo sviluppo sostenibile (Rus) e dall’ASviS, in collaborazione con l’Università degli studi di Bari Aldo Moro e patrocinata da e organizzata in collaborazione con Un Mappers e da Sustinable development solutions network (Sdsn) Italia.                         

Gli studenti e le studentesse degli atenei delle università italiane sono stati chiamati a collaborare insieme per raggiungere gli obiettivi proposti dall'Onu nell’ambito dell’iniziativa, promossa dalle Nazioni unite. Gli studenti, grazie a piattaforme open source, hanno potuto contribuire al raggiungimento di obiettivi relativi alla mappatura di strade/fabbricati/pozzi in Paesi svantaggiati. In questo modo, oltre a fornire un momento di formazione per i partecipanti, si è voluto infondere l’importanza della cooperazione per lo sviluppo sostenibile e il ruolo fondamentale delle università nella facilitazione.

Alla mattinata dedicata alla mappatura di strade e infrastrutture stradali in Madagascar hanno partecipato più di 100 studenti provenienti da 16 atenei italiani, divisi in 12 squadre miste che si sono confrontate in una sfida collaborativa, dove lo scopo non era vincere sulle altre, ma cooperare per raggiungere insieme un risultato sostanziale.

Nel pomeriggio della giornata dell’8 ottobre, ha avuto luogo l’evento nazionale “MaPathon: le Università a servizio della cooperazione internazionale”, dedicato al ruolo delle reti universitarie italiane per la cooperazione internazionale e alla restituzione dei risultati e delle esperienze della sfida della mattina.

La moderatrice dell’evento Gabriella Calvano, vice-coordinatrice del Gruppo di lavoro

Rus “Educazione” e professoressa dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, ha introdotto il panel dei saluti istituzionali dando la parola alla presidente del Comitato di coordinamento della Rete delle università per lo sviluppo sostenibile (Rus), Patrizia Lombardi, che ha portato i saluti delle 79 università che fanno parte della Rus e che devono porsi come attori fondamentali di azioni di carattere formativo sui temi dell’Agenda 2030 e sulla cooperazione, senza la quale sarebbe impossibile raggiungere tutti i Target degli Obiettivi Onu.

Marcella Mallen, presidente dell’ASviS, ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra l’ASviS e la Rus, nata fin dalla costituzione delle due reti. L’accademia, per la presidente, non è solo un luogo di conoscenza, ma è dove si forma la comunità di ricerca e si trovano soluzioni concrete insieme al territorio e alle comunità locali. “Ora il tempo delle parole è finito e dobbiamo intraprendere la strada delineata dai nuovi modelli di sviluppo sostenibile”, ha affermato Mallen.

La parola è poi stata data a Michael Montani, consulente Gis presso United Nations global service center (Ungsc) e coordinatore crowdsourcing team del programma Unite Maps, grazie al quale l’evento ha potuto godere di un supporto tecnico e formativo sugli obiettivi e le finalità delle mappature in un’ottica di cooperazione internazionale. Nel suo intervento Montani ha illustrato le iniziative che le Nazioni Unite hanno portano avanti nell’ambito della cartografia partecipativa. Durante la sfida della mattina le centinaia di studentesse e studenti partecipanti hanno contribuito alla raccolta di dati per servizi geospaziali, cartografici e per la navigazione in zone svantaggiate. Questi dati vengono utilizzati dall’Onu per garantire pace e sicurezza, ma anche interventi sul sistema sanitario e alimentare in questi Paesi.

Al termine del panel, è intervenuta Laura Cavalli, manager di Sdsn Italia, che ha sottolineato come l’iniziativa del MaPathon, per la sua concretezza, risulti in linea con la mission di Sdsn, che lavora per trovare insieme soluzioni innovative all’applicazione dell’Agenda 2030.

Il secondo panel, moderato e introdotto da Egidio Dansero, professore dell’Università degli Studi di Torino e coordinatore del Gruppo di lavoro Rus “Cibo”, è stato dedicato al ruolo delle reti universitarie per la promozione della pace e della cooperazione.

Giuseppe Pirlo, primo relatore del panel e delegato alla terza missione e sostenibilità dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, ha focalizzato il suo intervento sulla centralità delle università nel definire nuovi percorsi di sostenibilità, grazie alla loro capacità di intervenire in maniera diretta sulla formazione delle generazioni future. La necessità di lavorare e interagire in maniera sistemica tra le università sottolinea l’importanza del ruolo della Rus come agente collante e di coordinamento tra le 79 università che ne fanno parte.

Enza Pellecchia, professoressa dell’Università di Pisa, è la coordinatrice della Rete università per la pace (RUniPace), il cui ruolo è quello di consolidare le attività delle Università affinché diventino perno di un’azione finalizzata alla costruzione della pace con mezzi pacifici. La Pace, ha ricordato Pellecchia, è una delle 5 P dell’Agenda 2030 e percorre tutti i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. Lo sforzo di mappatura effettuato durante la mattinata è stato fondamentale, secondo Pellecchia, anche per preparare i ragazzi e le ragazze all’importanza di mappare i conflitti, verificando gli interessi delle parti.

Infine, Guido Zolezzi, presidente del Coordinamento universitario per la cooperazione allo sviluppo (Cucs) e professore dell’Università degli Studi di Trento, ha sottolineato come la cooperazione allo sviluppo sia presente in tutte e tre le missioni dell’Università e in che modo le Università siano impegnate nella cooperazione.

Al panel finale dell’evento, dedicato alla restituzione dei risultati della sfida collaborativa della mattinata, è intervenuto Rachele Amerini, consulente Gis presso United Nations global service center (Ungsc) e crowdsourcing team del programma Unite maps. I dati raccolti dai partecipanti verranno utilizzati dall’Unesco per calcolare i tempi di percorrenza medi per raggiungere strutture scolastiche in modo da poter programmare progetti che rendano le scuole più accessibili a tutti nella regione del Madagascar sottoposta a mappatura, ha spiegato Amerini. “Con più di 4mila chilometri di strade mappate da più di 100 partecipanti, il risultato della sfida è stato straordinario”, ha concluso.

Infine, la parola è stata data a tre giovani studentesse che hanno raccontato la loro esperienza.

Per Rosa Colacicco, presidente YouthMappers @Uniba e dottoranda in Geoscienze all’Università di Bari Aldo Moro, intraprendere questo tipo di iniziative le ha permesso di unire la sua passione per la cartografia al volontariato, sapendo di fare qualcosa di concreto e utile.

    

di Giulia D'Agata

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