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Evento nazionale Futura network: una nuova alleanza tra i giovani e gli anziani

Il dibattito ha mostrato la necessità di occuparsi in modo integrato del tema dell’inclusione sociale in un Paese che invecchia e fa sempre meno figli. La visione della Chiesa e il nodo della sostenibilità previdenziale.

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L’evento nazionale “Giovani e anziani nell’Italia del 2050”, nell’ambito del Festival dello sviluppo sostenibile, si è tenuto lunedì 11 ottobre presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma e in diretta streaming, e si è aperto con l’introduzione di Donato Speroni, giornalista e responsabile del progetto Futura network. “Il nostro è un sito nato oltre un anno fa con l’obiettivo di guardare oltre il 2030, per promuovere la scelta del futuro migliore e sostenibile. Un punto di riferimento abbastanza preciso è la demografia: ci è sembrato giusto dedicare il nostro incontro all’Italia del 2050 partendo dalle previsioni demografiche, per arrivare ad analizzare le conseguenze sociali e previdenziali. Particolare attenzione va alla valorizzazione degli anziani e al contributo dei giovani: come fare in modo che la popolazione anziana continui a contribuire per il benessere collettivo? E come vedono i giovani il futuro?”

Speroni, moderatore del primo panel, ha dato la parola ad Alessandro Rosina, professore ordinario di demografia e statistica sociale presso l'Università Cattolica di Milano, che ha illustrato le prospettive demografiche dell’Italia di metà secolo. La sua relazione è partita dalla bassa fecondità nel nostro Paese: il numero medio di figli è sceso sotto due a fine anni Settanta, sotto 1,5 verso la metà degli Ottanta e non è mai più risalito. L’immigrazione è stata sempre meno in grado di compensare il saldo naturale negativo tra decessi e nascite, ha aggiunto Rosina. “La questione vera non è l’ammontare della popolazione, ma gli squilibri che si producono quando la popolazione anziana aumenta e quella giovanile precipita. L’Italia deve prepararsi a uno scenario in cui entro il 2050 gli over 65 aumenteranno di circa sei milioni”. Ha quindi sottolineato che la riduzione della popolazione in età attiva incide sia sul Pil sia sul benessere. Le leve su cui si deve agire sono l’adozione di flussi migratori adeguati (“circa 300 mila persone l’anno in una previsione di crescita del Paese”), un’inversione di tendenza sui tassi di natalità e l’allungamento della vita attiva (“mettere i senior nelle condizioni di avere un ruolo economico e sociale”). Rosina ha richiamato, infine, l’importanza del contributo dell’occupazione femminile (da favorire con strumenti di conciliazione lavoro-famiglia) e il ruolo delle nuove generazioni (potenziamento dei percorsi formativi e professionali).

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di Andrea De Tommasi

 

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