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Infrazioni Ue, le procedure contro l’Italia scendono a 78

Tra le 9 archiviazioni accisa ridotta carburanti Fvg e Irba. Ambiente, trasporti ed energia i settori con più inadempimenti (articolo di Quotidiano Energia)

Quotidiano Energia - Le procedura d’infrazione Ue contro l’Italia per il mancato recepimento delle normative comunitarie scendono da 82 a 78, per effetto di 9 archiviazioni e 5 nuove iniziative avviate dalla Commissione. E’ l’ultimo bilancio del dipartimento per le Politiche europee della Presidenza del Consiglio, in cui si rileva che i settori che registrano le maggiori inadempienze sono l’ambiente (17 procedure d’infrazione), i trasporti (8 procedure) e l’energia (7 procedure).

Delle 78 procedure a carico del nostro Paese, 62 si riferiscono a violazioni del diritto dell’Unione e 16 al mancato recepimento di direttive.

Tra le infrazioni archiviate da Bruxelles il 9 giugno due riguardano i carburanti: l’accisa ridotta in Friuli Venezia Giulia (caso 2008/2164), validata dalla Corte di Giustizia Ue dopo un contenzioso durato 12 anni, e l’Irba (caso 2017/2114), l’imposta regionale sulla benzina per autotrazione abrogata dal 1° gennaio con la manovra economica 2021 a seguito della procedura avviata dalla Commissione nel 2018.

L’esecutivo comunitario ha inoltre archiviato la procedura 2020/2220 per non corretta attuazione della direttiva 2016/2284 sulla riduzione delle emissioni di determinati inquinanti atmosferici (Nec), dopo che l’Italia ha adottato il previsto programma di controllo che ha definito le misure da attuare fino al 2030 per rispettare i tetti fissati dalla Ue.

Le procedure avviate, sempre il 9 giugno, includono invece il mancato completamento della designazione dei siti della rete Natura 2000 (caso 2021/2028) e la non corretta applicazione del regolamento 2017/352 sui servizi portuali (caso 2021/2043).

La Commissione ha anche deciso di deferire l’Italia alla Corte di Giustizia Ue per il mancato rispetto della direttiva 98/83/CE sull’acqua potabile, in particolare per il superamento dei livelli massimi di arsenico e fluoruro in alcune zone della provincia di Viterbo.