Dolly, 25 anni fa il clone che rivoluzionava la biologia

Tra le polemiche, ha aperto la via alla ricerca sulle staminali

Enrica Battifoglia

Pelle, cornea, cartilagine e vasi sanguigni hanno cominciato a prendere forma nei laboratori, coltivati a partire dalle cellule staminali, e queste ultime sono ormai lo specialissimo inchiostro che ha permesso di stampare in 3D fegati e cervelli in miniatura: laboratori viventi per studiare malattie e sperimentare farmaci. Se questo oggi e' possibile il merito e' dell'esperimento che 25 anni fa ha ottenuto il primo clone di un mammifero: la pecora Dolly.

Il 5 luglio 1996 nell'istituto scozzese Roslin di Edimburgo nasceva la pecora Dolly: era il punto di arrivo straordinario, inseguito con decine di esperimenti dal gruppo di ricerca guidato da Keith Campbell e Ian Wilmut. Da una pecora di razza Finn Dorse era stata prelevata una cellula dalla ghiandola mammaria e il suo nucleo era stato trasferito nell'ovulo di una pecora di razza Scottish Blackface, privato del nucleo. L'embrione cosi' ottenuto era stato trasferito nell'utero di una terza pecora. Prima di arrivare a Dolly erano state trasferite ben 277 cellule somatiche in altrettanti ovociti e solo in 29 casi si erano ottenuti degli embrioni, trasferiti nell'utero di 13 pecore, con un solo successo.

La nascita di Dolly veniva annunciata solo alcuni mesi piu' tardi, nel febbraio 1997 con un articolo sulla rivista Nature che fece immediatamente il giro del mondo in un'epoca in cui social non esistevano e si comunicava con telefoni fissi e fax.Solo nella prima settimana dopo l'annuncio, racconta l'Istituto Roslin, arrivarono piu' di 3.000 telefonate da tutto il mondo.

Era l'inizio di una rivoluzione scientifica perche' per la prima volta si dimostrava che lo sviluppo di una cellula non e' irreversibile. Vale a dire che una cellula ormai adulta e specializzata puo' tornare indietro nel tempo e regredire fino a tornare bambina, ossia indifferenziata e capace di svilupparsi in nuove direzioni, dando origine a un embrione o a cellule di tessuti diversi.

"Immagino fabbriche di organi" era stato il primo commento dato all'ANSA dal Nobel Renato Dulbecco, che guardava a un futuro che si sta realizzando solo adesso, con la possibilita' di coltivare in laboratorio organi in miniatura per studiare malattie e sperimentare farmaci. Se la strada indicata da Dulbecco era la prospettiva scientifica reale, a colpire la fantasia popolare era la clonazione. La societa' era divisa fra i timori, che immediatamente portarono alla moratoria a questo filone di esperimenti in Italia, e chi senza alcuna base scientifica propagandava la clonazione umana come imminente.

Oggi molte cose sono cambiate, le fantasie sulla clonazione rimaste tali, mentre la medicina rigenerativa e' l'obiettivo realistico delle ricerche sulle cellule staminali. Gli animali fotocopia finora ottenuti, dal muflone ai cavalli fino agli animali da compagnia, hanno permesso di affinare la tecnica del trasferimento nucleare e molti dei fattori della riprogrammazione cellulare adesso sono piu' chiari, anche se la strada da fare e' ancora tanta.

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