Messa, dal Recovery Plan una spinta per colmare il gap

L'obiettivo è avvicinarsi a investire il 2% del Pil, come in Europa

Elisa Buson

Il Recovery Plan puo' essere l'occasione per colmare il gap che separa la ricerca italiana da quella degli altri Paesi europei, aumentando gli investimenti in modo da avvicinarsi al 2% del Pil: lo afferma la ministra dell'Universita' e della Ricerca Cristina Messa, intervenendo alla maratona online organizzata in occasione della Giornata della ricerca italiana nel mondo dal Festival delle Scienze di Roma in collaborazione con il Ministero dell'Universita' e della Ricerca e con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

"Abbiamo la fortuna e anche la responsabilita' di avere un finanziamento a termine, un finanziamento che dobbiamo moltiplicare poi a lungo termine tramite il Recovery Plan e questo ci puo' servire per dare quella spinta iniziale per colmare il gap nei finanziamenti alla ricerca: dall'1,4% del Pil dobbiamo avvicinarci a una media europea del 2%", spiega la ministra.

Nei prossimi anni "ci saranno risorse importanti per la ricerca, di base e applicata": una parte, aggiunge Messa, "sara' impiegata per dare la possibilita' ai nostri ricercatori di proporsi e di implementare la loro progettualita' con pochi vincoli, se non quello di dare piu' spazio ai giovani, alle donne, alla ricerca multidisciplinare. Questo e' importante perche' dobbiamo creare una generazione forte di ricercatori che poi prendano in mano la situazione dal 2025-2026 in poi. La cosa piu' importante, oltre all'entita' dei fondi, sara' quella delle riforme legate alla possibilita' di usare al meglio questi fondi. Riforme che partono da quelle della pubblica amministrazione e arrivano a quelle sulla possibilita' di spesa per la ricerca e alla continuita' temporale".

Rendere l'Italia piu' attrattiva
Bandi in inglese, percorsi certi per la carriera professionale e semplificazione burocratica per brevetti e spin-off: per Messa è questa la 'ricetta' per rendere la ricerca italiana piu' attrattiva e favorire il rientro dei cervelli. "Dobbiamo lavorare sulle condizioni dei ricercatori", afferma Messa. "I talenti dall'estero non rientrano in Italia perche' non diamo loro condizioni sufficientemente favorevoli e una certezza delle carriere, che non vuol dire che faranno con certezza carriera, ma che sanno e conoscono il percorso che dovrebbero fare per fare carriera".

A questo ostacolo si aggiungono le problematiche connesse al trasferimento della famiglia al seguito del ricercatore: " questo nell'ambito della pubblica amministrazione, come sono le universita' e la maggior parte degli enti di ricerca, e' molto difficile. Dobbiamo smussare alcuni paletti che ci siamo costruiti nel tempo", osserva la ministra, che auspica anche una maggiore internazionalizzazione "a partire dai bandi, che sono in italiano e non sono in inglese".

Guardando al mondo produttivo, Cristina Messa ritiene sia necessario "dare una forma diversa al rapporto pubblico-privato, sia dal punto di vista giuridico che della comunicazione". Inoltre "vanno fatte molte riforme sull'utilizzazione dei brevetti e sulla formazione di spin-off. Questo sistema va molto semplificato per cercare un rapporto piu' costruttivo con un'industria che, per la maggior parte, e' micro-impresa".

Piu' welfare per aumentare laureati
Secondo Messa per aumentare il numero di laureati in Italia bisogna creare un welfare dello studente, con piu' borse di studio, piu' posti letto nelle residenze universitarie, attenzione agli sbocchi lavorativi e alla socialita'.

Per quanto riguarda l'aspetto economico-finanziario, bisogna "aiutare le famiglie a mandare i propri giovani all'universita' , favorendo sicuramente una diffusione maggiore delle borse di studio per studenti meritevoli ancorche' privi di mezzi, e favorendo la mobilita' dei ragazzi attraverso le residenze". Proprio nel Recovery Plan, spiega Messa, "c'e' un grosso investimento che facciamo per aumentare il numero di posti letto presso le residenze delle universita' ".

La ministra sottolinea la necessita' di "stimolare la mobilita' sia dei giovani sia dei docenti, dando anche i mezzi per affrontarla", ma questo non basta. Bisogna "creare un vero e proprio welfare dello studente". Le universita' "sono spesso elementi di rinascita di interi quartieri delle citta' dove si creano strutture che accolgono gli studenti anche nel tempo libero e nella loro socialita' , che e' mancata tantissimo in questo periodo. Credo - conclude - che una combinazione di questi fattori e un lavoro fatto soprattutto anche con altri ministeri, per sbocchi lavorativi adeguati ai laureati, potrebbe cambiare molto il sistema".

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