Vista la supernova che affascinò il Medioevo

E' distante 31 milioni di anni luce

Redazione ANSA

Scoperto un nuovo tipo di supernova, la cui esistenza era stata prevista oltre 40 anni fa e probabilmente al centro di un mistero che risale al Medioevo, quando nel 1054 d.C. un oggetto cosmico illuminò il cielo diurno per 23 giorni consecutivi e quello notturno per quasi due anni, prima di diventare quella che oggi è nota come la Nebulosa del Granchio.

Lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Nature Astronomy dai ricercatori dell’Università di Tokyo, coordinati da Ken’ichi Nomoto, lo stesso studioso che per primo ipotizzò l’esistenza di questo tipo di supernova, insieme al gruppo dell’Università della California a Santa Barbara guidato da Andrew Howell.


La composizione chimica del nucleo del nuovo tipo di supernova (fonte: S. Wilkinson; Las Cumbres Observatory)

La supernova di nuovo tipo, nome scientifico Sn 2018zd, è stata osservata nel marzo 2018 in una galassia a 31 milioni di anni luce dalla Terra, la galassia Ngc 2146, grazie al telescopio spaziale Hubble, prima del guasto che ne ha bloccato l’operatività.

L’esplosione di una supernova è l’atto finale della vita di stelle particolarmente massicce, una volta esaurito il proprio combustibile nucleare. Il modo in cui una stella termina la propria vita, spiegano gli astronomi, dipende infatti dalla sua massa. Al di sopra di 10 masse solari, la stella esplode come supernova, sprigionando un’energia che la rende miliardi di volte più luminosa, in alcuni casi anche più della stessa galassia che la ospita, e lasciando al centro una stella di neutroni o un buco nero.

Secondo gli autori dello studio, le progenitrici di questo nuovo tipo di supernova, che gli esperti definiscono a cattura elettronica, sarebbero invece stelle di massa ben definita, compresa tra le otto e le dieci masse solari, con un nucleo ricco di ossigeno, neon e magnesio. Se la stella fosse leggermente più pesante, infatti, spiegano gli esperti, gli atomi del suo nucleo potrebbero fondersi per creare elementi più pesanti, prolungandone la vita.

Per Howell, “questa supernova non solo ci sta aiutando a decodificare testimonianze millenarie lasciate da civiltà di tutto il mondo, ma ci sta anche insegnando la fisica fondamentale dietro le esplosioni di supernovae. Da come si formano alcune stelle di neutroni a come vivono e muoiono le stelle estreme. Fino allo studio - conclude - di come gli elementi di cui siamo fatti hanno origine e vengono dispersi nell’universo”.

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