Al MoMA PS1 i sogni a colori di Niki de Saint Phalle

Prima mostra in museo NY; 200 opere oltre Giardino dei Tarocchi

di Alessandra Baldini NEW YORK

NEW YORK - Artista, modella per Life e Vogue, icona femminista e influencer anzitempo. Ma fino ad oggi, a quasi vent'anni della morte, Niki de Saint Phalle non aveva mai avuto una mostra in un museo di New York, la città dove era cresciuta. Ha fatto ammenda adesso PS1, il "satellite" del MoMA per l'arte contemporanea a Long Island City. "Niki de Saint Phalle: Structures for Life" raccoglie oltre 200 opere, tra sculture, maquettes, stampe, disegni, gioielli, film, video e fotografie. In parallelo con quella in corso da luglio a Capalbio e sulla scia di quella che ha inaugurato in marzo la nuova sede della galleria Studio 94, la mostra ripercorre la parabola creativa di Niki de Saint Phalle presentando a tutto campo il suo mondo in technicolor: dalle serie più famose (i dipinti "Tirs", le "Nanas" e il Giardino dei Tarocchi) ad altri affondi dell'artista nel mondo dell'architettura, delle performance e dell'editoria.

La casa di cosmetici svizzera La Prairie ha sponsorizzato la rassegna avendo preso a prestito il blu cobalto delle sue preziose confezioni dopo un incontro causale del 1982 con Niki che divideva con il suo team lo stesso studio di design a New York. Mancano a PS1 alcune delle più spettacolari sculture che avrebbero trovato degna collocazione nel cortile dell'ex scuola di Queens, ma la mostra, aperta fino al 6 settembre, rende giustizia a una donna che l'establishment maschile dell'epoca liquidò come "primitiva", collocandone l'opera nell'ambito della "outsider art". "E' una fortuna che abbia scoperto l'arte, perché a livello psicologico avevo tutto quel che serve per diventare una terrorista", aveva detto una volta l'artista francese e americana che negli anni Sessanta usava vere pallottole per sparare con una carabina su tele intonacate dietro cui erano fissati sacchetti di vernice.

L'arte di Niki, che Gloria Steinem definì "la prima donna libera che ho mai visto in vita mia", nasce da una vita complessa e un'infanzia segnata da "privilegio e orrore". La madre era un'americana fervente cattolica, il padre un aristocratico francese e banchiere che la stuprò quando aveva undici anni, un trauma rivelato molti anni più tardi in un libro illustrato del 1994 che è esposto a PS1 assieme a quello, iconico, scritto nei primissimi anni della crisi dell'Aids. "You Can't Catch It Holding Hands", non te lo prendi stringendo le mani, fu realizzato nel 1986 in collaborazione con l'immunologo svizzero Silvio Barandun, fu tradotto in cinque lingue, con la versione francese distribuita gratis nelle scuole superiori.
   

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