La casa di tela, la pittura Villalta Marzi diventa una seconda pelle

Opere dell'artista italo spagnolo rivestono palazzo del '500 a Roma

di Marzia Apice ROMA

ROMA - L'intervento pittorico come "seconda pelle" di un palazzo ora rigenerato, che racconta la storia di Roma; il colore che esplode con la sua vitalità, affermando il diritto dell'uomo alla speranza dopo il buio del covid. E poi i "volti noti" di grandi icone, da Joker, angelo caduto dei nostri tempi, all'eterno David di Michelangelo che gonfia un palloncino fino alla splendida Marilyn Monroe che non perde il suo fascino pur costretta a indossare la mascherina. È davvero una grandiosa opera di "pittura totale" il progetto "La casa di tela" dell'artista italo spagnolo Esteban Villalta Marzi, a cura di Gianluca Marziani, presentato oggi a Roma nello storico stabile al civico 49 in Piazza dei Satiri.

Commissionato dall'Obra Pia Stabilimenti Spagnoli in Italia come primo degli eventi pensati per celebrare nel 2022 il IV centenario del Palazzo di Spagna, sede dell'ambasciata di Spagna presso il Vaticano, il progetto è frutto del lavoro di un anno e consiste nella perfetta integrazione del restauro dell'antico edificio (risalente al 1500, costruito sui resti planimetrici del Teatro di Pompeo del 55 a.C.) con l'intervento pittorico site-specific dell'artista che ha trascorso gran parte della sua vita e tuttora vive proprio in questo palazzo: per poter condividere questa nuova esperienza artistica con il pubblico si stanno studiando modalità ed eventi ad hoc, dal momento che l'edificio è residenza privata. Già varcando la soglia si è investiti dalla potenza del progetto, il cui titolo gioca con quello della celebre serie tv spagnola "La casa di carta". Tutto il campo visuale è occupato dalla presenza dell'artista, attraverso forme e colori: dopo il primo "assaggio" con la grande tela che raffigura il covid - con il virus minacciato da una grande mano pronta ad afferrarlo - posta specularmente allo stemma araldico del committente Obra Pia, il percorso lungo le scale è una sorprendente passeggiata in una foresta cromatismi sgargianti. Giallo, viola, rosso, verde, celeste diventano veicolo di suggestioni e stati d'animo contaminando tutto, dal pianerottolo alle scale, dalle pareti alle maniglie, dalle finestre alle cassette postali. Proprio come accadeva secoli fa, quando gli edifici abitualmente erano affrescati e decorati dagli artisti, il palazzo ha abbandonato con questa ristrutturazione ideativa lo sterile stile "neutro" in favore di una nuova veste artistica, in cui la pittura abita gli spazi comuni e la storia entra in contatto con la creatività contemporanea. E' in questo contesto che il visitatore coglie l'opportunità di incontri singolari, che traggono linfa da un immaginario collettivo affollato di elementi provenienti da fumetto, arte, cinema. Ecco subito Joker, nei panni recenti di Joaquin Phoenix (nel film omonimo di Todd Phillips del 2019) che con il suo volto malinconico racconta la fragilità umana incarnando l'anti eroe in cerca di rinascita. Con il David di Michelangelo, la cui archetipica bellezza è ironicamente dissacrata dal palloncino, l'arte gloriosa del passato si scontra invece con il nostro contraddittorio presente. Infine Marilyn, icona pop dalla bellezza divenuta ormai classica, si trasforma in una cittadina virtuale del mondo digitale, un mito sceso sulla Terra che con la mascherina entra a far parte della storia comune.

Il progetto, che ha coinciso con i mesi della pandemia e della chiusura forzata negli spazi casalinghi, ha rappresentato senza dubbio una valvola di sfogo creativo per l'artista. Villalta Marzi infatti in questa imponente operazione pittorica ha messo tutti i temi più cari della sua ricerca artistica ripensandoli alla luce dell'esperienza della pandemia: "È stato un sogno avere carta bianca in un progetto così unico", spiega l'artista, "dipingere per me è come scrivere un diario: ecco allora il virus e la mano, accanto a un'icona come Marilyn che si mette la mascherina o al David che ci ricorda quanto sia bella l'arte classica ma anche che c'è sempre bisogno di rivitalizzarla con il pathos". "La casa di tela rappresenta la sintesi perfetta del percorso nella pittura intrapreso fin da giovane dall'artista, che ha saputo rielaborare e rimodulare l'iconografia pop, rileggendola anche alla luce della sua storia e delle sue origini spagnole", afferma il curatore Gianluca Marziani, "quella di Villalta Marzi è una pittura meticcia, che fonde l'idea di realtà aumentata alla fantasia plausibile: la dimostrazione che il pop è un concetto malleabile, modificabile in base ai cambiamenti della società".

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