Anfiteatro Romano

Catania - Area Archeologica

Risalente al II secolo, si trovava ai margini settentrionali della città antica, mentre oggi fa parte del centro storico e del Parco Archeologico Geco-Romano di Catania. Nel XIII secolo, i suoi vomitoria (ingressi) furono riutilizzati da parte degli Angioini per accedere alla città durante la Guerra dei Vespri. Nel secolo successivo gli ingressi furono murati e il rudere venne inglobato nelle fortificazioni aragonesi. Dopo il terremoto del 1693, fu definitivamente sepolto. Dalla seconda metà del XVIII secolo l'Anfiteatro fu oggetto di scavi archeologici, seguiti da un alternarsi di interesse e abbandono. Parzialmente risanato, nel luglio 1999 è stato riaperto al pubblico. I resti visibili rappresentanti solo un decimo dell'intera struttura, che rappresenta il più complesso e il più grande anfiteatro in Sicilia. L'edificio presentava una pianta ellittica. Addossato alla collina, ne era separato da un corridoio con grandi archi e volte che facevano da sostegno alle gradinate. Era probabilmente prevista anche una copertura con grandi teli. Costruito con la pietra lavica dell'Etna ricoperta da marmi, poteva ospitare trentadue ordini di posti. Una tradizione incerta vuole che vi si svolgessero le naumachie: battaglie navali con vere navi e combattenti, dopo averlo riempito d'acqua. Vi si accede mediante una porta di ferro decorata ad archetti traforati nel registro superiore e stipiti con colonne con capitello coronato dall'architrave.



Piazza Stesicoro, Catania

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